20 Ottobre 2016 - dal sito "unimondo.org" - “Io sono Zawadi”: un insegnamento che vale anche per noi

20 ottobre

“Io sono Zawadi”: un insegnamento che vale anche per noi (l'articolo)

A nessuna latitudine è facile nascere con severe menomazioni fisiche. Oltre ai problemi reali, concreti, quotidiani richiesti soltanto per resistere e sopravvivere, bisogna fare i conti con l’atmosfera che si respira intorno al proprio “caso”, dentro la comunità di appartenenza, in mezzo a un determinato tipo di società. Di solito domina, nel bene e nel male, il pregiudizio, cioè l’idea sulla disabilità preconfezionata nell’immaginario collettivo. Finta compassione e reale emarginazione vanno a braccetto, anche nel cosiddetto “mondo evoluto”, europeo e occidentale. Certamente qui da noi abbiamo fatto passi in avanti. Ma dobbiamo ancora imparare. Imparare da chi, in un contesto molto più complicato, non ha voluto considerare la condizione di disabilità come una condanna irrevocabile alla miseria, economica ma anche morale.

Io-sono-Zawadi-un-insegnamento-che-vale-anche-per-noi mediumLa storia di Zawadi ci insegna che un’altra strada è possibile. Nato nel cuore della Tanzania con una paralisi cerebrale infantile, Zawadi riesce a comandare solo il suo piede sinistro; gli altri arti sono fuori dal suo controllo. Nella sua casa dal pavimento di terra, già da bambino inizia a sognare di frequentare una scuola. La strada è in salita, le difficoltà di accettazione sono infinite, i maestri e gli altri ragazzi lo rifiutano.

Zawadi in swahili significa "dono" è sorprende che questo nome sia stato dato da genitori tanzaniani al loro bambino affetto da tetraparesi spastica. Sì, perché in Tanzania come in molti altri paesi del continente africano, partorire un figlio disabile è una maledizione. Lo stigma è ancora radicato tanto che la madre porta la colpa di tale nascita e spesso il marito abbandona lei e il nuovo nascituro per non portare l'onta della disgrazia. Ecco che dare questo nome al proprio figlio disabile è un atto coraggioso e di speranza. Grande speranza perché nascere disabile in Tanzania significa superare ostacoli enormi che vanno dalla mancanza di assistenza giornaliera, presidi sanitari difficilmente raggiungibili, accesso limitato ad informazioni e quasi nessun supporto per l'educazione.

Nonostante che l'illuminato Julius Nyerere primo presidente della Tanzania, già nel 1970, avesse dichiarato come prioritaria l'educazione per sconfiggere la povertà del paese, la realtà dei fatti è ben diversa. Tanto che Zawadi fino ai dieci anni non ha potuto avere un'istruzione, accolto e poi rifiutato da numerose scuole perché incapaci di seguire con strumenti adeguati un bambino che parla con difficoltà e che riesci solo a comandare un solo piede.

Zawadi e la sua famiglia non si arrendono: la mamma si carica il figlio sulla schiena e bussa a tante porte. Finalmente una si apre: è la porta di una onlus italiana, Nyumba ali (Casa con le ali, nata dalla volontà e intraprendenza degli coniugi Bruna Fergnani e Lucio Lunghi), che accoglie, cura, nutre e istruisce bambini disabili.

L'incontro con l'Associazione Nymba Ali dove l'impegno dei bolognesi Bruna e Lucio ha dato vita, nella regione di Iringa, a tre centri per la riabilitazione e la socializzazione di bambini e bambine disabili, offre a Zawadi la possibilità di comunicare e istruirsi attraverso un computer speciale. Quotidianamente, Zawadi frequenta il centro, che si dota di computer, programmi ed educatori professionisti. Zawadi impara a leggere e a scrivere, la matematica, l’inglese, e tutto ciò che gli permette di sostenere e superare gli esami che concludono i 7 anni della scuola primaria.

Meno di un mese fa, Zawadi ha superato con successo gli esami della scuola primaria e ha appena pubblicato il libro "Io sono Zawadi" (edito da Progetto Cultura) che racconta attraverso il suo sguardo sincero il percorso difficile della sua emancipazione e le sue aspirazioni future, tra cui quelle di diventare avvocato per poter un giorno difendere i diritti di chi come lui convive con la disabilità.

Il libro è stato presentato presso più di una scuola in questi ultime settimane in tutta l’Italia con la presenza di Zawadi grazie all’interessamento dell’associazione “Docenti senza frontiere”. E infine Zawadi è “sbarcato” al Muse, il museo della scienza di Trento, suscitando applausi e interesse unanimi. Una storia semplice (non molto lontana da quella della Sedia di cartone) che parte dalla determinazione di una famiglia desiderosa che il proprio figlio venisse considerato “normale”, perché in effetti Zawadi lo è.

Piergiorgio Cattani e Federica Detassis