Notizie dall'Africa 2011

 31 dicembre

Buon anno ricordando come eravamo
buon anno sognando come saremo
buon anno con le ali per volare  in ogni dove
buon anno con cene , cenette e cenoni
buon anno  con abili , disabili , diversamente abili
buon anno con propositi e progetti
buon anno con nonni e bambini
buon anno con amici e vicini
buon anno  amici cari


Stanotte sarete tutti  con noi nel silenzio della “ casa con le ali”   senza botti e senza lenticchie .


Bruna ,Lucio, Mage, Ageni, Viki
dada Suku , dada Tuma , dada Zula , dada Sarome , dada Maria ,dada Debora
Monica , Maicol , Alois , Karen, Korin , Zawadi , Salesia , Pio, Priva , Peter , Stivin, Upendo, Josefin, Imma, Patrik, David, Joshua, Beta, Jennifer, Kris


10 novembre

 Carissimi

 Il tempo misurato secondo le regole del Sistema Internazionale riserva ben poche sorprese , se e’ vissuto ha un andamento imprevedibile e non lineare; immersa nel mio tempo irregolare, non mi sono accorta che non vi scrivo da mesi e oggi provo a ridare un senso lineare al trascorrere dei miei giorni . Quest’anno molti sogni ,che sembravano irrealizzabili, si sono concretizzati e molti progetti che sembravano gia’ concretizzati sono rimasti semplici pensieri , che ogni tanto riemergono conditi di rimpianto e di amarezza .

 Sogni realizzati : sono venuti nella casa con le ali un neuropsichiatra infantile , il presidente della Nyumba Ali , esperti di C.A.A e mio fratello , da gennaio ad ottobre queste persone si sono davvero materializzate e hanno condiviso cibi , pensieri , sogni , delusioni ,risate ,pianti , strade dissestate , cieli stellati , sorrisi , parole incerte , lacrime , canzoni.

 Francesco B. ci ha tolto molte illusioni sul futuro di Viki e di alcuni bambini del centro , ma ci ha regalato la consapevolezza , ci ha aiutato a guardare negli occhi la malattia mentale e ad averne meno paura , abbiamo imparato nuove parole incarnate per sempre nei volti dei nostri bambini , abbiamo imparato ad accettare sentenze inappellabili , siamo diventati piu’ adulti anche se questa parola applicata a noi puo’ far ridere , piu’ che adulti anagraficamente,e non solo, siamo vecchi.

 Mario, Rossella e Sara : le tombole e le lotterie , gli incontri nelle scuole , il passato , il present

e e il futuro dell’associazione . Viki che faceva da guida a Mario , Mario che incantava Viki , le torte di Rossella ,la sua sensibilita’ , il sorriso speciale di Sara , la gita a Dodoma , gli abitanti di Iringa stupiti del bianco cieco che si muoveva come se ci vedesse ( anche i bianchi sono disabili!?), gli incontri istituzionale e non , le due parti dell’associazione unite nella persona del cosiddetto rappresentante legale , per noi l’amico Mario.

 Francesco ed Elena , gli esperti d i C.A.A e non credevamo possibile avere qua qualcuno in grado di progettare un percorso per Zawadi , di far emergere le potenzialita’ di Pio , di consolidare quelle di Peter . Ora abbiamo un computer , dei sensori , dei programmi speciali e per alcuni dei nostri bambini si e’ aperta la porta della comunicazione tra lo stupore di dade , mamme e nonne . L’informatica e’ entrata nel nostro nuovo gazebo e non sappiamo dove ci portera’ , sappiamo pero’ di poter contare su amici esperti che nel lavoro usano allo stesso modo cuore e intelligenza

 Patrizio , la mia famiglia d’origine , il “fratellino” piu’ alto di me , il tassello che mancava nella mia seconda esistenza , Patrizio che ci ha ascoltato , consolato col fungo velenoso , Patrizio che vede diversamente le cose perche’ e’ sempre piu’ in alto di noi , Patrizio che ha costruito un legame speciale con Ageni , Patrizio che ha sperimentato la nostra nuova vita e l’ha capita .

 Quattro sogni realizzati nello stesso anno , quattro esperienze diverse e uguali , quattro periodi straordinari vissuti nella quotidianita’ , quattro esperienze che bilanciano delusioni , incomprensioni , sofferenze e aspettative deluse.

 Falsi amici , persone che abbiamo ospitato e che non dicono neanche grazie , promesse non mantenute , furti , imbrogli , corruzione , stanchezza e solitudine , ma il piatto della bilancia pende dall’altra parte e nel bilancio il segno resta positivo .

 Un abraccio

 Bruna

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 22 agosto

Vacanze, formazione e gite

Carissimi,

Leggo sui quotidiani on line che in Italia ci sarà un caldo africano e mi viene da ridere, forse non abito in Africa perché qui c’e’ freddo, freddo mattutino e serale , freddo da felpa e da due coperte nel letto . Mi dispiace per la vostra Africa , la mia ha un clima molto gradevole, la savana e’ secca , non abbiamo più il prato verde ma stupende bouganville e il cielo e’ sfacciatamente azzurro e blu.

 

Il clima in casa e’ come quello esterno , sono stati con noi Mario, Rossella e Sara, e’ difficile raccontare l’emozione di avere qua chi da sempre ci segue e che ora porta il peso della responsabilità dell’associazione . Abbiamo progettato il futuro , aggiustato un po’ il presente, girato per villaggi , incontrato cooperanti e volontari e soprattutto condiviso gli abbracci di Mage , i baci moccolosi di Viki e i preziosi sorrisi di Ageni.

Abbiamo accolto molti pellegrini in terra tanzaniana , li abbiamo accolti col cibo preparato da Rossella , abbiamo ascoltato storie , risposto a domande, ci siamo commossi insieme a loro nel vedere Zawadi scrivere, Salesia camminare a fatica, Piosorridere felice e Imma chiamare tutti mama . Non e’ facile reggere il ritmo di una casa aperta , avere le pareti trasparenti , ascoltare quando si desidera solo dormire ; il turbinio di persone e di parole,a volte, fa desiderare il silenzio , ma quando ci sono gli amici coi quali dividere anche la fatica , tutto diventa più semplice e alla fine c’e’ sempre la certezza che tutto questo e’ impresa di tutti.

Di questo straordinario periodo voglio raccontarvi il corso di formazione e la gita scolastica: mi piacerebbe avere più tempo per mettere in ordine i pensieri e gli avvenimenti, non riesco più a vivere in una dimensione temporale ordinata e logica, probabilmente la mia esistenza sta seguendo linee frattali.

Per la seconda parte del corso di formazione ci siamo trasferiti da Ilula a Mgongo perché Fausta non poteva più garantire la traduzione simultanea , la nuova sistemazione era all’altezza della precedente , le corsiste hanno lavorato con impegno e padre Jose’ e’ stato un prezioso traduttore-mediatore culturale . Sono ritornate le docenti Rosa e Viviana assieme ad una nuova docente Nicoletta, un team notevole, preparato, entusiasta , per noi sono stati giorni un po’ frenetici , alleviati dal vedere le nostre dade far lezione e le corsiste diventare sempre più consapevoli del proprio ruolo e l’azione( inconsapevole) prendere sempre più forma ( consapevole ) . Il corso rende meno utopico il progetto di far volare il centro con ali africane .

La scuola di Ageni ha organizzato una gita scolastica a Dodoma per assistere ad una seduta del Parlamento , sistemazione africanamente spartana e per Ageni il problema insormontabile legato ai servizi igienici ( il classico buco..) . Abbiamo cercato un albergo con strutture per disabili e abbiamo deciso di andare anche noi con Mario , Rossella e Sara : saremmo stati quasi invisibili per tutto il giorno e la sera ci saremmo materializzati per portare Ageni in albergo .
Quando Ageni ha capito che avrebbe potuto andare in gita senza patire l’umiliazione di dover rendere pubblica la sua incontinenza si e’ illuminata tutta e ci ha regalato un meraviglioso sorriso.

Le corriere affittate dalla scuola erano dei veri catorci , issarvi Ageni e’ stata impresa eroica di Lucio . La strada per la capitale e’ sterrata , si scavalcano montagne , si arriva alla diga della centrale idroelettrica , per motivi oscuri e’ vietato fotografare e fermarsi e per transitare occorre un pass che permette l’apertura dei cancelli che chiudono l’unica strada che porta a Dodoma . Misteri dei servizi segreti tanzaniani ? ricordi della guerra fredda? Paura di attentati? Noi abbiamo obbedito al divieto ma un poliziotto ci ha accusato di aver fotografato e ci ha portato nella stazione di polizia , sperduta nella savana . pensieri foschi e un po’ romanz eschi : sequestrati 5 italiani accusati di spionaggio , chissà quanto dovremo pagare di tangente , siamo ostaggi , forse e’ scoppiata la guerra tra l’Italia e la Tanzania . mi sono trasformata in diplomatica , veste che mi sta un bel po’ stretta e tra blandizie, sorrisi, verità che sembravano bugie e bugie che sembravano verità ho ottenuto gratis la nostra liberazione , accompagnata persino dalle scuse del poliziotto capo . Noi siamo arrivati a Dodoma nel primo pomeriggio , Ageni e compagne di scuola in serata perché la corriera si e’ rotta tre volte , la sera la prima sorpresa : l’albergo non ha barriere architettoniche nei luoghi comuni ma e’ impossibile entrare in bagno con la sedia a rotelle . Risolviamo tutti i problemi logistici e ci godiamo la cena di compleanno di Mario . Il giorno dopo assistiamo increduli alla disorganizzazione dei docenti tanzaniani , provando comunque una grande invidia perché in tre accompagnano 140 studentesse e nessuna si perde , nessuna brontola ; davanti al parlamento studenti da tutta la Tanzania e silenzio rispettoso , un silenzio di cui noi abbiamo perso memoria.

A noi non e’ consentito entrare , ci trasformiamo in turisti in un luogo dove di turistico non c’e’ nulla e ce la caviamo benissimo , Lucio ed io ci godiamo la giornata con gli amici e una rara dimensione di coppia.

Un abbraccio
Bruna
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  26 maggio

 

Monica e Salesia: un nuovo inizio

Carissimimmm

Due storie che spero vi aiutino a reggere la situazione italiana , due storie che non so se saranno a lieto fine , so che sono a lieto principio.

Ricordate Monica , la sorella minore di Mage? l’abbiamo ritrovata (lettera del 28 settembre 2008), persa, ritrovata, ha avuto un bambino e ogni tanto compariva per salutare .
Una domenica l’abbiamo vista a Mgongo , tornata a vivere dalla zia perche’ il “ marito” l’aveva selvaggiamente picchiata, niente piu’ aria da donna vissuta, vestiti tradizionali, il bambino sulla spalle. Radio dade racconta che il marito e’ un violento, che forse si droga, di sicuro beve, racconto senza nota di scandalo nella voce tanto e’ la storia di molte donne , nulla di nuovo sotto il cielo di Iringa; dopo pochi giorni l’aggiornamento: il marito di Monica, guidando ubriaco e senza patente, ha ucciso una donna, e’ scappato ed ora e’ ricercato dalla polizia .
Che destino strano, la sorella disabile e’ serena, non sospetta neppure l’esistenza della cattiveria umana, ama tutti e tutto, la sorella normale e’ normale nella cattiva sorte, niente serenità, niente amore, solo botte. Sono tormentata dal ricordo di quella bambina che cercava la mia mano, sono tormentata dal pensiero di averla separata dall’unica persona che le voleva bene, sono tormentata dal debito che so di non aver pagato.
Non ascolto nessuna voce razionale, vado nel villaggio a cercare Monica, la trovo in una capanna semidistrutta intenta a rimestare, col bambino sulle spalle, l’immancabile polenta, immagine che per qualcuno e’ da cartolina etnica , ma che per me e’ immagine di quella miseria che non ha nulla di poetico. E’ felice di vedermi , confusa , non sa cosa offrirmi , le dico che sono io che ho da offrirle qualcosa e glielo spiego . Gli occhi si illuminano di gioia, sp

unta un sorriso, corre a chiamare la zia nei campi, non puo’ decidere lei della sua vita . Monica e’ semianalfabeta, ha frequentato sino alla quarta ma non ha fatto l’esame, senza licenza non si trova lavoro, senza licenza non si puo’ sperare in un futuro diverso. Le ho proposto di vivere a Iringa , di frequentare la scuola per ragazze madri , di prendere la licenza elementare , poi si vedra’ , noi ci faremo carico del suo mantenimento, lei dovra’ studiare e dare una mano a casa nostra quando ne avremo bisogno.

La zia e’ stata d’accordo subito e cosi’ Monica ora vive con suo figlio in una stanza in affitto, frequenta la stessa scuola della sorella di Zula e il sabato si siede in veranda a fare esercizi di aritmetica, che poi io correggo .
Abbiamo pagato il nostro debito, ora il futuro di Monica e’ nelle mani di Monica.

Salesia e’ il nome di una bambina di un villaggio lontano da Iringa, Salesia e’ figlia di una donna disabile fisica e mentale, Salesia e’ la fotocopia della madre anche nella disabilita’ . Da tempo le volontarie di Alm ci chiedono di intervenire , da tempo noi diciamo che non siamo in grado di ospitare una quarta bambina disabile , che il villaggio e’ troppo lontano per pensare al centro diurno , insomma da tempo tergiversiamo nella speranza di trovare una soluzione.

Ci portano la bambina e quegli occhi ci costringono a trovare una soluzione : per alcuni mesi vivra’ da un parente a Iringa e noi cercheremo di insegnarle a camminare .

Salesia si trasferisce con la mamma dal parente che, dopo pochi giorni, le caccia. Non so cosa fare , Salesia e’ dolcissima , una piccola creaturina che sembra chiedere scusa di essere nata, lo so che non possiamo aiutare tutti quelli che incontriamo, lo so che non e’ responsabilita’ mia se non ci sono strutture, lo so che devo ragionare prima di buttarmi nelle imprese, lo so che il destino di Salesia non e’ solo affar mio, ascolto sempre la mia voce ragionevole , ma io non voglio mica aiutare tutti, io adesso voglio aiutare solo Salesia , non mi pare di chiedere troppo, e’ una bambina, non e’ cento bambini!Vado in palestra , mi siedo sul materasso , guardo le dade e dico “cosa facciamo? Salesia deve tornare al villaggio “ e dada Zula dice “la ospito io” .
Sto gia’ delirando , non capisco piu’ le frasi elementari , chiedo di ripetere, ho capito bene . Salesia ora vive a casa di Zula che le ha dato persino un letto con materasso nuovo, ogni sera piange e cerca la mamma, ma poi si consola perche’ il giorno dopo potra’ giocare nella nostra palestra. Anche mama Salesia piange , non puo’ stare senza la sua bambina ma quando le dicono che sta imparan

do a camminare sorride e dice “ l’aspettero’ qui a casa” . In tutti questi anni qui a Iringa non ho mai visto una mamma cosi’ mamma come mama Salesia .

Un abbraccio
Bruna


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23 maggio


Carissimi
non posso aspettare di avere il tempo per una lettera meditata , voglio rendervi partecipi subito di cosa e' accaduto stamattina .

David che vive prigioniero del suo mondo , che non guarda nessuno , che non si relaziona con nessuno stamattina ha guardato Pamela , le ha sorriso e ha giocato a modo suo con lei. Lacrime di gioia , le dade stupite a guardare David che comunicava con Pamela .

Zawadi ha scritto delle frasi con la tastiera virtuale del computer , tastiera comandata da un pulsante che aziona col piede ...e per oggi credo sia sufficiente!

Un abbraccio

Bruna

P.s.: Pamela e' una ragazza in servizio civile presso ALM nel villaggio di Kiwere , oggi e' venuta a vedere il nostro centro

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 24 aprile

 

Buona Pasqua 2011

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14 aprile
Carissimi

Precipitata in un mondo antico sto riappropriandomi di antiche parole , di cui cerco il vero significato nel mondo virtuale ; il miscuglio vecchio-nuovo, scienza-magia, tradizione-innovazione non mi sconvolge piu’.
Ho cercato il significato di gratitudine e ve lo copio ” Il sostantivo femminile gratitudine è monosemico in quanto mantiene un unico senso, definito nel DELI alla voce grato come ‘sentimento di affetto e di riconoscenza per un bene ricevuto”
Questa lettera e’ , soprattutto, espressione scritta di gratitudine per l’associazione Una Strada (http://www.unastrada.it/) alla quale penso con “sentimento di affetto e di riconoscenza per un bene ricevuto”.

Essere grati non e’ più di moda, spesso si pensa che tutto ci sia dovuto, il dono e’ quasi scomparso dal nostro orizzonte, ma c’e’ chi e’ ancora capace di doni tanto più preziosi perché inusuali: la nostra associazione ha ricevuto da Una Strada il dono dell

a sponsorizzazione economica del corso di formazione di quest’anno .

Non si tratta solo di denaro, si tratta della rottura di una barriera di competitività che ha contagiato anche il mondo del volontariato. La caccia agli sponsor , il proliferare di associazioni , i problemi economici inducono molti, non tutti, a coltivare solo il proprio orticello solidaristico, riproducendo anche nel mondo del volontariato le dinamiche di autoreferenzialità, che mi sembrano essere il pilastro della cosiddetta società postmoderna.
La solidarietà non e’ un’impresa commerciale, non si nutre di Bot e CCT, non e’ una scorciatoia per risolvere i propri problemi esistenziali, non e’ una lacrima davanti alla foto del bambino africano.  Solidarietà “sta correntemente ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto”.

Aiuto per formare donne che si dedicano agli ultimi, dare loro gli strumenti professionali per non soccombere di fronte a Beta e a Zawadi, costruire una nuova visione delle disabilità e dell’infanzia. E gli amici di Una Strada ci hanno aiutato ad attivare anche quest’anno un corso di formazione; senza di loro non saremmo stati in grado di proseguire su questa pista, poco appariscente ma necessaria .

 Vi ricordo i passi fondamentali .

 L’anno scorso siamo riusciti a mettere in piedi un corso di formazione per le nostre dade: l’impegno e’ stato così grande da tutti i punti di vista che abbiamo pensato di coinvolgere altre associazioni , sembrandoci stolto scomodare tante persone e risorse per le nostre sole tre dade .
Il corso ha dato risultati così evidenti che abbiamo pensato di mettere l’esperienza al servizio delle associazioni della regione di Iringa che si occupano, a vario titolo, di disabilità, un servizio solidale dal quale noi non avremmo tratto alcun beneficio ( le nostre dade sono già formate) .
Il corso ha costi elevati che non possiamo sottrarre alla gestione della casa e del centro, dove trovare i fondi? E qui sono intervenuti gli amici di Una Strada e grazie a loro abbiamo potuto ancora organizzare un corso di primo livello (tre step in marzo , giugno , ottobre) .

Secondo corso Il gruppo (senza Valeria)

“Mescoliamo i pensieri”, lo slogan del primo step

Un momento di lezione Valeria è seduta
 E’ terminato il primo step : ventidue donne provenienti da sette diverse realtà hanno studiato, ascoltato , sperimentato, giocato, riso ; ventidue donne hanno guardato immagini e film, hanno imparato il significato di paralisi cerebrale, osservazione, epilessia, gioco, sviluppo motorio ...
I docenti (Daniele, Paola1,Paola2, Valeria ) sono riusciti a coinvolgerle, a tirar fuori pensieri , dubbi , idee; donne abituate solo ad obbedire hanno espresso opinioni e, soprattutto, non sono state passive ad ingoiare concetti e parole senza capirne il senso . La professione docente e’ difficile ovunque, ma lo e’ ancora di più se i discenti hanno riferimenti culturali diversi dai docenti;  spogliarsi del proprio habitat mentale e’ impresa davvero complessa, ma Daniele, le Paole e Valeria ci sono in gran parte riusciti .

 Ora e’ iniziato il tirocinio sul posto di lavoro e le dade possono ricadere nell’inerzia, nel ripetere inutili gesti noti; ora i responsabili dei centri devono accompagnarle nel nuovo con delicatezza e fermezza, ora l’alibi della non conoscenza non e’ più valido .
Sul nostro cancello c’e’ scritto (in swahili) “passo dopo passo possiamo cambiare il mondo” e in quel possiamo ci sono Una Strada, i docenti del corso e tutti voi che ci sostenete. Questa certezza aiuta a sopportare le ingratitudini, che qua non sono solo colorate di nero .

 Bruna

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  24 marzo

Carissimi

con l’eta’ che avanza mi risulta difficile gettare tutto rapidamente dietro le spalle , prima di raccontare alcune storie ho bisogno di tempo per digerirle.

Ricordate Athuganile ? la fatica per inserirla in una scuola superiore? la mamma che non ha voluto accompagnarla a Dar per l’operazione ?
A gennaio, inizio dell’anno scolastico, si ripresenta il problema di Athu e della scuola: l’anno scorso continue richieste di soldi e la
sensazione che non tutto andasse bene ; era intervenuta anche la dada Mpendwa in veste di mediatrice culturale/mamma locale: tutto bene, la scuola mi piace, la ragazza e’ brava e via di parole vuote su parole vuote.
La pagella di fine anno un disastro ( tradotto nel nostro sistema di valutazione la media e’ quattro), ma Athu si colloca a meta’ nella graduatoria di classe e noi ci chiediamo,sgomenti, se gli ultimi sappiano scrivere e leggere . Ageni mi suggerisce di iscriverla nella sua scuola e farle ripetere il primo anno; di prassi e’ obbligatorio l’esame d’ingresso, spiego che ha gia’ frequentato la prima e che e’ stata promossa in seconda , la direttrice mi fa notare che non ci dovrebbero esserci problemi perche’ l’esame sara’ quello solito dalle “elementari “ alla prima superiore . Athu fa l’esame, voto due su cento.
Le mie suppliche cadono nel vuoto , la sua preparazione e’ quasi nulla (meta’ graduatoria con promozione in seconda) e nessuno la vuole tra i piedi .

La dada Mpendwa parla a lungo con Athu , le spiega che l’unica soluzione e’ frequentare la scuola dell’anno scorso , la invita a dire se ci sono problemi , la incoraggia . Paghiamo la prima rata , circa mezzo milione di scellini ( circa 250 euro) e Lucio accompagna Athu a scuola . Il giorno dopo Athu scappa , noi e la madre saremo avvisati della sua scomparsa due giorni dopo. Una ragazzina disabile che cammina a malapena e’ fuggita dalla scuola recintata, e’ scesa senza problemi da un dirupo , ha percorso chilometri . Dov’e’? in casa , la madre era andata via e lei si era rifugiata in casa . Nuove parole vuote , la madre introvabile, poi la notizia che e’ stata messa sul dala dala e rispedita a scuola . Vado a controllare : a scuola non c’e’ e questa volta non e’ in casa . Madre , insegnanti , direttore, matron del collegio tutti tranquilli , noi sapendo cosa accade alle ragazze non siamo tranquilli , ma non possiamo far altro che aspettare. Chiedo a direttore , matron , guardiano come e’ possibile che ci si accorga solo dopo due giorni che una ragazza e’ scappata dal collegio (niente appelli ? Come ha scavalcato il filo spinato? ) e per risposta ho sguardi vuoti , solo un piccolo guizzo quando dico che forse e’ il caso di denunciarne la scomparsa . Il guizzo ha riattivato il cervello del direttore : non posso denunciare nulla perche’ non sono la madre e la scuola ha gia’ fatto il proprio dovere telefonando.

Per due giorni aspettiamo , inquieti , pieni di domande e di paure e Athu ricompare : si era rifugiata , assieme alla sorella maggiore, da un parente lontano che l’ha riportata a casa . E’ chiaro che a noi non si racconta nulla di vero , e’ chiaro anche che non vuole tornare a scuola , chiedo un colloquio col direttore per riavere indietro parte della tassa scolastica , sottolineo che c’e’ una responsabilita’ della scuola se una ragazza scompare e nessuno se ne accorge , le tento tutte, ma i soldi sono soldi , unico motore della scuola e, forse, della vita locale . Ritorno da Athu e madre , mi porto dietro la dada che ripercorre tutta la storia sottolineando che noi piu’ di cosi’ non possiamo fare , che abbiamo chiesto piu’ di una volta se c’erano problemi ecc. La madre racconta come sia difficile capire cosa voglia Athu , dalla voce emerge sofferenza , sembra sincera , qualche crepa si delinea nel quadro che mi sono dipinta.

Dopo tante , troppe parole si raggiunge l’accordo: Athu tornera’ a scuola , se ci sono problemi ne parleremo con il direttore , e’ l’unica possibilita’ che ha di studiare , inoltre mezzo milione di scellini non si buttano via cosi’, non siamo noi che abbiamo voluto mandarla a scuola e’ lei che l’ha chiesto supplicando, ricordiamo le difficolta’ per trovare una scuola , i risultati dell’esame .

- Vado in bagno e vi aspetto vicino all’automobile-

I classici , interminabili saluti , raggiungiamo l’auto , Athu non ’e’ , i vicini dicono che e’ corsa via . Corsa via di nuovo saltellando su una gamba sola , corsa non si sa dove , corsa cosi’ lontano che la madre non la trova .

Ritorniamo a casa , il giorno dopo Athu e’ di nuovo sola in casa, non risponde a nessuna delle nostre domande , neppure un mi dispiace , una scusa , solo la richiesta di andare in un’altra scuola che le piace di piu’, alzata di spalle quando le chiedo perche’ non l’ha detto prima.

Rinuncio , me ne torno a casa con un peso enorme nello stomaco .

Tentiamo Lucio ed io di recuperare materasso e corredo rimasti a scuola, nulla da fare ci vuole Athu per il riconoscimento. Andiamo a prendere Athu : hanno rubato tutto e quando dico tutto vuol dire persino una scopa che costa come una caramella. Adocchio il materasso che avevamo comprato , cosi’ bello e nuovo spicca nello squallore del dormitorio , ma neppure quello riesco ad avere indietro: la matron fa vedere il bastone ad Athu e lei dice che non e’ quello e ne indica uno lercio abbandonato in un angolo. Reclamiamo i nostri diritti e ... la matron tenta di chiuderci dentro il dormitorio , corriamo il rischio di essere presi a botte , ma c’e’ Lucio e vi garantisco che la sua reazione ha messo paura anche a me .

Ho sentito la rabbia che saliva e ho avuto paura di non poterla controllare , mi sono spaventata di me stessa perche’ i pensieri che hanno attraversato la mia mente non appartenevano alla mia storia e alla mia cultura.

A casa le dade, indignate, mi hanno quasi obbligata a denunciare il tutto alla polizia , sostenendo che io dico sempre che i diritti sono diritti e vanno rivendicati . Per far contente le dade , e per mostrare coerenza tra parola e azione , ho perso ore dalla polizia , mi sono imposta di non dire nulla di sgradevole , ho lasciato parlare la dada Mpendwa e dopo i soliti riti di scuse la promessa di una telefonata per dirimere la questione . Sto aspettando da piu’ di due mesi .

Athu ha perso il nostro sostegno , ma probabilmente trovera’ altri wazungu che , come noi , si commuoveranno e sganceranno quattrini , noi abbiamo perso i soldi che voi ci avete affidato per aiutare le persone come Athu , ma soprattutto abbiamo perso un altro po’ di fiducia.

Da che parte pende ora la bilancia della casa con le ali ? dalla parte di Mage , Ageni , Viki e dei bimbi del centro diurno .

Un abbraccio

Bruna

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 3 febbraio

Carissimi,

dopo un periodo intenso d’avvenimenti e d’emozioni riprendo il filo della nostra conversazione virtuale.

Sono tornata a casa assieme a Chiara, in tempo per festeggiare Natale e l’anno nuovo. Alla riapertura del centro mi sono vista arrivare in veranda tutte le donne di casa, guardiana compresa.

Beta


“Abbiamo bisogno di parlare con te”
Ecco, grane di cui nessuno mi ha ancora parlato, non ho voglia di
ripiombare nel ruolo di castigamatti, chissà cosa è successo durante la mia assenza.

“ Mama tu adesso sei tanzaniana e ti facciamo le condoglianze seguendo la nostra tradizione “
M
i hanno messo addosso una kanga, una ad una sono venute a dirmi “ pole” e l’ultima mi ha consegnato una lettera e regalo collettivo per il funerale di mia madre.
Durante la mia assenza è morta mia madre, ecco cosa è successo.
E dopo le donne di casa, un guardiano di Francesca, la donna che cuce coperte, le mamme del centro, persone di cui non ricordo il nome mi hanno fatto le condoglianze. Riparto da qua, dalle strette di mano, dai “pole”, dall’essere riconosciuta come una di loro, riparto dalle emozioni.

Dopo i festeggiamenti dell’anno nuovo da Francesca, siamo andati a Dar, un po’ di mare, l’accoglienza di Andrea e di Francesco, il primo è un nuovo amico, della famiglia di Chiara, un nuovo amico che, dopo i parchi del nord, ha percorso un pezzo di strada assieme a noi.

 

Il secondo è il regalo inaspettato, sognato da tanto tempo finché non ci siamo stancati di sognare: è un neuropsichiatra infantile ! è arrivato da noi in modo inaspettato mettendo a disposizione la sua esperienza, la sua professionalità, la sua umanità. E’ tutto iniziato durante una cena a casa di Chiara “ Che cosa ti occorre?” domanda un’amica

 

“ Un neuropsichiatra infantile.” Poi subito “la sciamo stare i sogni, ho bisogno di pannoloni, Ageni e Viki ne consumano tanti e ho paura di restare senza provviste “

 

La mattina dopo l’email di Francesco, l’incontro a casa di Chiara e il nove gennaio è arrivato alla Nyumba Ali.

Avere un esperto è chiedere spiegazioni, esprimere dubbi, paure, speranze, ascoltare parole inappellabili e sincere, capire comportamenti, rinunciare a speranze ingenue, rivivere giorni da dimenticare e indimenticabili, interrogarsi sul futuro, ritornare al significato profondo delle parole, iniziare un nuovo percorso. Francesco ha valutato Viki, Mage e tutti i bambini del centro, sono arrivati a casa nostra mamme e bambini accompagnati da volontari italiani. Ogni volta la richiesta diventerà come gli altri bambini? Camminerà? Parlerà? Andrà a scuola? , la fatica e la sofferenza nel dire la verità, le parole di conforto, la visione nebulosa di un futuro che potrebbe essere migliore, sempre il grazie sincero di mamme, nonne e padri.  “Il dottore non ha la medicina che guarisce mio figlio, ma mi ha detto che mio figlio mi riconosce, mi ha spiegato perché fa cose strane, non ho capito tutto ma ho capito che non è colpa mia se non cammina e non parla “

Viki ha un disturbo generalizzato dello sviluppo e c'è ben poco da fare se non prendersi cura di lei e noi continueremo ad aver cura di lei, continueremo a gioire delle sue buffe espressioni, a controllarla, a scoraggiarci quando combina guai, a sentirci felici quando ci regala baci smoccolosi. Adesso che abbiamo dato un nome alle stranezze di Viki, possiamo convivere con la sua e la nostra malattia; la nostra malattia, inguaribile, si chiama vikite.

Chiudo con una bella notizia. Zawadi è tornato da noi! Dada Tuma l’ha accolto nella sua nuova casa, costruita con prestiti vari, uno dei quali legato all’accoglienza di Zawadi.
Un piccolo/grande segnale, una luce di speranza per Zawadi e per noi.

Un abbraccio

Bruna

La foto in allegato è di Beta , un grazie fotografico a Francesco che ha letto nei suoi gesti parole che non non eravamo in grado di leggere