Il racconto di Erica al ritorno dalla Tanzania

3 Settembre


IMG 20190521 115422--zzzAl mio rientro in Italia mi è stato chiesto di scrivere qualcosa riguardo la mia esperienza presso la Nyumba Ali. Ammetto di essermi presa tempo per rifletterci su, racchiudere in una pagina di computer le emozioni, i volti, i racconti, le sensazioni e gli odori di tre mesi ad Iringa non è affatto semplice.

Ho incontrato l’associazione per la prima volta durante un mio breve precedente viaggio ed a distanza di poco più di un anno ho deciso di scrivere la tesi di laurea sulla disabilità in Tanzania, più nello specifico ad Iringa, e dell’importanza del lavoro della Nyumba Ali in questo ambito. Quando ho deciso di partire mi sono sentita dire più volte che avevo molto coraggio ad intraprendere un viaggio del genere, ma io tutto questo coraggio non lo percepivo affatto, la vivevo più che altro come una necessità, la voglia e il bisogno di cambiare casa, di allargare il panorama visto dalla finestra, incontrare nuovi vicini, conoscerne la storia e le abitudini.

La fine del mio corso di laurea e la stesura della tesi hanno coinciso con la proposta di partire e toccare con mano tutto ciò che avevo studiato e di cui avevo scritto. Trascorrere questi mesi presso i centri diurni dell’associazione mi ha permesso di rivalutare da una prospettiva diversa il mio lavoro di educatrice, mettendo da parte tutte le trafile arzigogolate e burocratiche dietro le quali ci siamo trincerati e tornando ad un contatto più diretto e profondo con le persone con le quali si interagisce e con il contesto nel quale si lavora, rendendolo non più cornice ma parte integrante dell’azione.

Quando sono arrivata alla Nyumba Ali per i centri era un periodo particolare data l’assenza per maternità di tre dade. Avevo perciò poco tempo a disposizione per adattarmi, farmi conoscere e far si che le dade ed i bambini mi vivessero come una risorsa su cui potersi appoggiare e da coinvolgere.

Le prime giornate sono state un misto di diffidenze, sguardi e prove, ma ben presto la natura comunitaria e di condivisione hanno preso il IMG-20190523-WA0024sopravvento creando un ambiente positivo e coinvolgente, la conoscenza base della lingua è stata d’aiuto per comunicare con tutti quanti.

Credo siano centri riabilitativi anche per noi che vi approdiamo per periodi più o meno lunghi, per svegliarci dal torpore nel quale siamo abituati a vivere, un continuo dover assistere alla sofferenza e non poter fare nulla, presso la Nyumba Ali, invece, tutti nel nostro piccolo abbiamo la possibilità di dare qualcosa e apportare modifiche positive per coloro con cui lavoriamo.Certamente la presenza ad Iringa durante la mia permanenza della referente di progetto Paola e della collega educatrice Veronica è stata di enorme aiuto sia nella parte lavorativa che nella parte esterna di vita quotidiana per poter affrontare insieme gioie e dolori dell’esperienza. Di questa esperienza sarò sempre grata a Bruna e Lucio per avermi permesso di viverla e a famiglia ed amici per l’appoggio che non mi hanno mai fatto mancare. Perché è vero che ero io in prima persona a star vivendo tutto ciò ma senza una buona rete di supporto tutto diventa più ostico e difficile, soprattutto nei momenti di sconforto e difficoltà che hanno comunque fatto parte di questi mesi.

“L’unica regola di un viaggio è di non tornare come sei partito, torna diverso”.

                                                                                                                                                                                                  Erica