Notizie dall'Africa 2009

26 dicembre
Il nostro anniversario di nozze . Siamo andati in un ristorante indiano molto chic : tovaglia di cotone, vere posate, bicchieri di vetro e vista superba sulla città . Il quotidiano diluvio ci ha obbligati ad abbandonare la veranda con vista panoramica, all’interno l’ambiente era confortevole e di gusto. Ageni e Mage si guardavano attorno, Viki era indifferente a tutto se non ad arraffare il cibo nei piatti altrui approfittando di momentanee distrazioni. I padroni del locale hanno offerto il pranzo alle ragazze . E’ la prima volta che, fuori casa, troviamo una solidarietà così concreta.
E voi ? avete già archiviate le feste natalizie e ripreso il correre quotidiano? State già soffrendo di nostalgia per i giorni non scanditi da orari ?
Se le cercate le feste sono ancora dentro di voi.
Un abbraccio
Bruna
~ ° ~
25 dicembre

"Natale con i tuoi" e i nostri sono gli amici che sono rimasti a Iringa . Messa a Mgongo e poi grande tavolata in palestra, miscuglio di cibi, di colori e di lingue. Menù: pollo e patatine (da asporto…), insalata di pomodori, torrone e la torta di riso cucinata da Ageni, vino, bevande varie, caffè.
Per tutta la mattina,e parte del pomeriggio, pioggia: Natale bagnato, Natale fortunato?
A tavola c’eravate tutti.

                                       Tavolata natalizia

Ecco altre foto:
le scritte "amani na upendo, peace and love, pace amore" sono state fatte per lo spettacolo di Federico in agosto: dopo l'esibizione di Federico le dade del centro e Ageni hanno cantato We shall overcome e alla fine hanno aperto lo striscione che ora arreda una parete di casa. Fa molto anni settanta, è stato un lavoro di gruppo delle ragazze che erano ospiti in agosto e per noi è bellissimo. Anni settanta o duemila? a noi non importa
Un abbraccio.

                                        Lo striscione di pace

 ~ ° ~
 24 dicembre

Possiamo osare una vigilia natalizia che ci colleghi col pensiero agli amici in Italia , con la nostra infanzia, con i nostri sogni , con il futuro africano , con l’essere umano senza altri aggettivi?
Osiamo .

                                                Il presepio di pongo

Ingrid e Giovanni, amici e vicini di casa , sono i promotori dell’idea di fare il presepe col pongo, io e Mage mostriamo subito la nostra incapacità strutturale, ma nella casa con le ali nessuno è lasciato solo con la propria disabilità: Mage colora il pavimento della capanna ,sul quale appiccico fiorellini improbabili e alla fine ho il coraggio di modellare (verbo improprio) un cane-cavallo che rivendica il diritto di entrare nella grotta .

                                                Maria con le treccine

Maria con la pettinatura afro è opera di Ageni.

              Giovanni, Lucio ed Ageni lavorano a catena     Capelletti tanzaniani

Lucio propone una vigilia coi tortellini , anzi coi cappelletti. Idea stupenda, ma chi ha mai preparato il ripieno? Dopo vari litigi su cosa mettere nel ripieno ( le nostre madri ferraresi sono di due scuole diverse di pensiero ) a decidere è ciò che troviamo al mercato .
Che ansia! che follia preparare a Iringa il primo ripieno della mia vita! Negli occhi immagini delle tavolate di persone intente a chiudere i cappelletti , nel cuore serenità velata di nostalgia, nelle orecchie la mia voce che teorizzava l’inutilità dell’apprendere l’arte del ripieno.
Attribuzione dei compiti : io a fare la pasta con la macchina, Lucio a tagliare e a mettere il ripieno , Giovanni e Ageni a chiudere .
Sul fornello il brodo (si’ il brodo vero con carne e pollo e odori vari ,mancava solo il sedano), i cappelletti messi a seccare in fila perché bisogna sapere quanti ne sono stati fatti . Ma perché bisogna contare i cappelletti e non, per esempio , le penne o i maccheroni ? Mistero che neppure la mia seconda vita africana ha chiarito.
I cappelletti tanzaniani, di fronte a quelli delle nostre mamme, avevano di sicuro dei difetti ma erano proprio buoni. Io mi sono beccata la “golosa”, cioè un cappelletto ripieno solo di pasta ma non ho nascosto l’infamia, ora sono in grado di sopportare l’onta.
Ingrid ha cucinato un dolce dal nome impronunciabile, una delizia di cioccolato, una tenerina da mangiare calda assieme al gelato.
Vigilia succulenta,allegra, ricca d’affetto. 
 
 24 dicembre

Bruna Lucio Mage Ageni Viki , le dade e i bambini del centro diurno vi augurano un Natale e un nuovo anno che abbiano il sorriso di Zawadi e Elia sull'altalena
Buon Natale 2009
 ~ ° ~
 20 dicembre
 

Carissimi
abbiamo sperimentato una nuova strada : le ragazze sono rimaste per circa una settimana sole con dada Mpendwa mentre Lucio ed io, in Italia, incontravamo parenti e amici. Io sono poi ritornata a Iringa e Lucio si è trattenuto a Bologna . L’esperimento è riuscito, al mio ritorno tutto normale, nessun segnale di regressione, la casa ha retto senza la nostra presenza ; il centro è stato chiuso perché è prematuro affidarlo completamente alle dade .
Domani sera Lucio tornerà a Iringa e la quotidianità riprenderà i suoi ritmi .

Venerdì al cancello Rosamunda , gonna e maglietta pulite, ai piedi una valigetta tutta rotta. E'  la sorella di Ageni, quella che le assomiglia in modo impressionante, quella che, come Ageni, ha terminato la scuola primaria . Un sussurro, un racconto che non capisco, e non è un problema di lingua: è partita dal villaggio per andare a Mbeya, città dove vivono degli zii presso i quali starà presumibilmente per molti anni. Deve prendere la corriera, ma non sa dove andare e non ha il numero di telefono dello zio. ”Neanche io“ e il cervello elabora rapidamente soluzioni che si riveleranno tutte inadeguate . Ageni ha il numero di cellulare dello zio, telefonata che Rosamunda non capisce, sempre con gli occhi a terra e bisbigli incomprensibili; interviene Ageni, parla con lo zio e il programma è chiarissimo : Rosamunda deve andare all’incrocio con la

meraviglioso fiore senza nome

Quando si è così belli.... Il compleanno di Ageni

strada che porta al villaggio natio, fermarsi a dormire a casa di un certo Focas e l’indomani prendere il bus per Mbeya .
E come raggiungerà il villaggio ?
Guardo questo piccolo scricciolo spaurito e so che non sarò capace di mandarla via; io vedo una bimba, gli altri una donna capace di badare a se stessa e ai fratelli .
Carico la tribù in auto e parto per l’incrocio fatidico; durante la strada Rosamunda parla in continuazione con la sorella, vocina acuta e sicura, entrambe ridono e si raccontano storie sui fratelli.  Ora Rosamunda non è spaventata, nonostante la vicinanza con la terribile donna bianca con cui vive la sorella . Mi godo le risate, colgo brandelli di racconti, ma poi i lavori in corso e soste estenuanti prendono il sopravvento. Raggiungiamo l’incrocio : tre baracche, una adibita a spaccio
d’alcool, donne e uomini che ci tempestano di domande, ma Focas dov’è? Racconti di abusi, storie di bambine sfruttate affollano la mia mente, è una bambina-no, è una ragazza-no, è già una donna- è una bambina…
L’affido ad una donna (il vecchio vizio di credere che le donne siano sempre migliori), cincischio sotto sguardi che non so interpretare e finalmente arriva Focas, berretto giallo calato a coprire la fronte. Oddio non mi fido! Telefoniamo allo zio, lo facciamo parlare con Focas, mi riprendo, saluto tutti e salgo in macchina, ma prima devo pagare il tributo al villaggio: portare in città due “professori” della scuola . Ageni è tranquilla . Al ritorno mi racconta tutti i pettegolezzi della sorella, mentre i due ospiti tentano invano di strappare informazioni utili a Mage e a Viki .
Che abisso tra Rosamunda che attraversa da sola la Tanzania, sbattuta tra un focas e l’altro e le nostre tredicenni! Un dubbio mi tormenta : Rosamunda era certa di trovarci in casa e che l’avremmo aiutata? Lo zio le ha detto di venire da noi? E se non fossimo stati in casa?
Dubbi di chi non perde l’abitudine di riflettere sul passato, sul presente e sul futuro.
Sabato Ageni ha telefonato agli zii; Rosamunda era giunta sana e salva .

Ancora storie di famiglia : sempre venerdì ho scoperto che Ageni ha un fratello grande che guida il camion assieme allo zio di Mbeya; chissà quando riusciremo a conoscere il numero esatto dei fratelli e la composizione reale della famiglia, tra zie e zii che ogni tanto appaiono sulla scena io mi perdo e mi sento sempre ai margini, comparsa involontaria di una rappresentazione in una lingua sconosciuta . Forse sto recitando la parte della scema del villaggio e credo di recitare la parte della maestra o dell’ospite .

Tra viaggi in Italia e giornate piuttosto impegnate, mi sono dimenticata di raccontarvi che mama Stevin è tornata a Iringa con suo figlio : nel villaggio c’era troppo freddo, Stevin stava male e così lei è tornata, ospite dell’ennesimo parente . E’ anche già andata a Dar per un controllo : il bambino nei limiti della sua malattia sta bene .
Questi bambini vivono con la morte sempre in agguato.
Oggi è morta Juliet , una bimba di poco più di un anno , è stata da noi per un po’, è andata a Dar , l’abbiamo seguita finchè ci è stato possibile , poi la mamma ha smesso di venire nel centro e noi non siamo andati a cercarla . Non possiamo obbligare nessuno ad essere aiutato e quando una mamma è riluttante a seguire il figlio, o mostra disinteresse, noi non possiamo far altro che aspettare un po’ e poi far posto a chi è in lista d’attesa . E’ accaduto così per Juliet. Sotto il diluvio , col fango che impediva una camminata dignitosa sono andata assieme ad Ageni a portare le condoglianze alla famiglia , che dico alla mamma perché il padre di Juliet da tempo se ne è andato coi soldi della moglie a studiare al nord…

Sono finalmente stati pubblicati i risultati degli esami dell’ultimo anno della primaria : Ageni è stata promossa e accettata in una delle tre scuole statali che aveva indicato come scelta . Per precauzione l’avevamo iscritta in una scuola privata e aveva già passato l’esame d’ammissione , ma ora che c’è la possibilità di una scuola pubblica semigratuita pensiamo che si debba tentare. Domani andremo a visitarla e a prendere tutte le istruzioni del caso. Sono stati promossi meno del 50% degli studenti , ma anche se tutti avessero preso il minimo dove avrebbero potuto andare? I posti semigratuiti sono definiti una volta per tutte, mi ricorda un po’  l’italica proposta di dare la patente di bravo professore a un numero di docenti stabilito per legge …
Confesso di temere l’ingresso di Ageni nella secondaria , so che non riuscirò a tacere quando l’insegnante di matematica sosterrà che l’area del triangolo isoscele si trova moltiplicando lato per lato e poi dividendo per due, so che mi verrà mal di fegato , so che non accetterò definizioni sbagliate e l’uso del bastone come prassi didattica quotidiana , so che non riuscirò a fingere rispetto per gli insegnanti , so che combinerò dei guai .

Un abbraccio a tutti
Bruna

~ ° ~   
 ?? 2009
 
Carissimi

Vorrei raccontarvi di Alessandra, Valeria, Sabrina, Chiaraluna,Marco, Silvia,Francesco, Federico, Giulia La Kwanza, Giulia Fisio, Cristina, vorrei raccontarvi di un inverno ricco di incontri, di idee, di progetti .

E’ iniziato con Alessandra, volontaria Ibo, che ha organizzato il lavoro nel centro diurno, incominciato il percorso di formazione delle dade e insegnato la ricetta della pizza in teglia.

Sabrina e Chiaraluna hanno proseguito il percorso formativo delle dade, oggetto della loro tesi, assistite dalla grande esperienza ,e dal grande cuore, di Valeria; da loro abbiamo imparato non solo le parole tecniche.

Marco e Silvia hanno sperimentato, per la prima volta a Iringa, un corso d’aggiornamento di matematica e fisica per insegnanti: niente lezioni frontali, frasi da copiare e da ripetere a memoria ma esperimenti , problemi , riflessioni , domande senza le risposte da segnare con una crocetta.

Francesco, figlio di Silvia e Marco, è stato un prezioso compagno di giochi per Ageni , un simpatico aiutante di Federico , un attento estimatore di Viki e un ritorno all’adolescenza per me .

                               

Tutti a tavola: un pranzo in agosto Tutto il centro in trasferta

Potete vedere le imprese federichiane su you tube (cercate nyumba ali o video di Baba Twiga), le immagini vi faranno intuire il significato del suo soggiorno nella Nyumba Ali.

Giulia La Kwanza è ritornata per regalarci amicizia, affetto e per aiutarci a capire il grande mistero di Viki, la difficile esistenza di Ageni e il mondo interiore di Mage, il suo aiuto non viene dallo studio ma dalla capacità di condividere il nostro quotidiano.

Giulia Fisio ritornata dopo un anno per vedere i progressi dei “suoi bambini”, ha completato l’impostazione del centro che aveva iniziato l’anno scorso redigendo tutte le schede, bagaglio prezioso per il lavoro futuro, travolgendoci tutti quanti col suo entusiasmo.

E l’inverno si è chiuso con Cristina tornata dopo un anno di servizio civile presso ALM, Cristina che assieme a Elena, l’anno scorso ha messo in piedi lo spettacolo teatrale Upinde wa mvua,è ritornata per vedere gli sviluppi del centro che ha visto nascere e per raccogliere materiale da proporre per la tesi magistrale.

Un inverno con la tavola allungabile , spaghetti e pizze per consolare stomaci poco amanti di polenta e fagioli , una tavola luogo di incontro e di risate e di giochi e di progetti per rivoluzionare il nostro ( e il vostro) mondo.
Un inverno di linguaggi e di lingue diverse , intrecci tra swahili,italiano,inglese , parole che spesso restavano sospese a mezz’aria , a testimoniare la fatica di comunicare quando le parole, e le culture, sono così distanti da spaventare un po’.
Un inverno in auto per raggiungere i villaggi dove vivono amici e regalare a loro,e a noi, momenti di felicità con palline, diablo, mattoni,clave e musica
Un inverno di corsi di formazione per imparare come si fa quando un bambino non è uguale agli altri bambini , parole come sciallorea , mobilizzazioni , sviluppo cognitivo, tetraparesi , paralisi cerebrale da tradurre e da spiegare a dade volonterose , ma non abituate alla studio e alla riflessione.
Un inverno a raccogliere materiali per tesi imminenti e per tesi future e noi, increduli, a chiederci se il nostro quotidiano meriti davvero l’attenzione scientifica di una tesi .
Un inverno col gioco ” non t’arrabbiare” e con le inaspettate visite di compagni di classe di Ageni , attirati da un giovane mzungu dai capelli chiari e dalla statura da Masai.
Un inverno ricco di emozioni e povero di tempo, faticoso, allegro, pieno di parole e di gesti affettosi, energetico, stimolante .

Un inverno da ricordare.

Un abbraccio
Bruna

 
~ ° ~
22 ottobre 2009

Viki parla

In un pomeriggio di ottobre Viki si esibisce in un lungo discorso

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

 ~ ° ~
7 ottobre

Zawadi

Zawadi scrive il suo nome e quello della madre su una tavoletta-tastiera

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video
 ~ ° ~
 ?? 2009
Carissimi
Mama Stevin se ne è andata, è andata a vivere in un ‘altra città assieme al suo bambino.
Era arrivata da noi con Stevin sulle spalle, indurita dalla cattiveria di una tradizione che la ritiene responsabile della disabilità del figlio. Per aiutarla a dipanare il nodo di sofferenza e di rancore è nato il gruppo delle mamme che si raduna una volta al mese per parlare della vita con un figlio disabile. Mama Stevin è andata a Dar Es Salaam , ha denunciato il fisioterapista che chiedeva soldi per trattare suoi figlio. Mama Stevin è una piccola donna che ha trovato il coraggio di dire basta alla corruzione. Lentamente ha iniziato ad accarezzare suo figlio, ad accudirlo e a guardarlo con amore, è sua la foto che chiude il filmato “fiori nel prato” pubblicato su you tube. E’ stata scacciata dal marito, è andata a vivere con una zia, poi il marito l’ha ripresa in casa e lei era contenta di avere almeno una protezione economica, ma il denaro non basta a sopportare offese, botte e angherie. Mi ha chiamato in disparte e mi ha detto “non si può vivere senza pace, vado da mio fratello che vive lontano da Iringa, vado via con mio figlio“. Mama Stevin ha ritrovato la sua dignità, ha scelto il figlio, ma dove è andata non c’è alcun aiuto per un bambino con paralisi cerebrale. Vederli andare via è stato un grosso dispiacere, accompagnato dalla preoccupazione per il futuro del bambino e dalla soddisfazione di aver contribuito al riscatto di una donna.

Tutti voi conoscete Zula , la guardiana diventata dada nel centro diurno ; Zula , protagonista della storia di una gravidanza “invisibile”, è stata una presenza costante nella nostra vita africana. Giovedì scorso mi ha telefonato la sorella dicendomi che Zula non poteva venire a lavorare perché doveva andare alla polizia e poi all’ospedale. Polizia? Ospedale? Le parole in swahili sono inconfondibili, non avevo capito male, ma ancora mi sfuggiva il senso, è caduta come sempre la linea (in realtà chi telefonava non aveva più credito), ho richiamato e ho avuto i particolari : durante una lite, scaturita perché il marito si rifiutava di contribuire al mantenimento dei figli, è stata colpita con il macete alla mano destra. Zula è stata ore nella sede della polizia (secondo la legge locale prima d’andare all’ospedale bisogna fare la denuncia alla polizia), ore all’ospedale prima di essere medicata e alla fine della giornata aveva preso la decisione di lasciare il marito.

Mage e bimbi del Centro
Ma… c’è sempre un ma : il padre della donna deve essere d’accordo, in un certo senso deve “ riprendersi” la figlia e se il padre non è d’accordo è garantita l’esclusione sociale. “Bisogna rispettare le abitudini , non va bene intervenire con modalità estranee alla cultura locale, bisogna avere pazienza …” e mentre aspettiamo , rispettiamo e pazientiamo le donne sono picchiate, annullate e i bambini diventano merce. In questo caso il padre ha difeso la figlia e ora Zula con il piccolo Cristian vive con la mamma di Happy: nascerà il centro delle mamme di Nyumba Ali?
L’altra figlia, Frida, vivrà con la nonna paterna assieme agli altri due figli nati da una prima moglie ; risolto il mistero dei figli di Zula : due sono suoi e del marito e due solo del marito (chissà dove è finita la loro madre).

Storie normali di donne normali, storie di violenza , di sofferenza, di annullamento e,  forse, l’unico modo per sopravvivere è chiudere il cuore e la mente, cancellare sentimenti e preoccuparsi di non perdere la strada che tutti dicono essere giusta.

Ageni

Un abbraccio
Bruna

~ ° ~
  20 agosto


Grazie a Federico Benuzzi, Iringa è diventata più allegra. Guardate su you tube la seconda puntata della passeggiata in monociclo

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Un abbraccio a tutti

Bruna

 

 ~ ° ~
 13 agosto 

Carissimi
Federico Benuzzi con la sua giocoleria ci sta regalando momenti di gioia. Guardate.

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Un abbraccio a tutti

Bruna

~ ° ~
 27 luglio 

Carissimi
è iniziato il periodo in cui Iringa è piena di ospiti e in casa nostra all''ora del pasto bisogna aggiungere tavoli . Amici, ospiti occasionali, volontari diventano gli occhi nuovi con i quali guardare la nostra realtà, sguardi spesso attoniti ma sempre ricchi di idee e di aiuto. E allora aggiungere un tavolo o inventare un piatto diventa un gioco che ridà energia.
Vi scrivo poche righe e in fretta perché anche voi partecipiate del nostro quotidiano.

Upendo

Alcuni lunedì fa abbiamo portato tutti i bambini del centro, accompagnati mamme e nonne, a prelevare il sangue per il controllo HIV. Che spettacolo quel pulmino che scaricava tutti quei bimbi chiaramente diversi dagli altri bimbi, che spettacolo la fila davanti all'ambulatorio. Urla di paura e gli infermieri che non sapevano come fare con un bimbo che non parla , non cammina e non comanda gli arti e poi il ritorno a casa per quelli più piccoli e la solita giornata nel centro per gli altri. Nessun bambino è seriopositivo, i risultati mi sono stati consegnati al pomeriggio accompagnati da "stai tranquilla , sono tutti sani". E se uno fosse stato ammalato? Probabilmente l'avrebbe saputo tutta la città, la privacy è parola che qua non esiste.

E' stata da noi Alessandra , volontaria IBO che ha continuato la formazione delle dade e il lavoro con i bambini; è stata una presenza serena, attenta, coinvolta in ogni momento della giornata; siamo andati con lei al Parco Ruaha e ci siamo goduti una giornata tra zebre e giraffe.

Il lavoro di formazione prosegue con Chiaraluna e Sabrina , le due laureande in fisioterapia dell'Università di Firenze e con Valeria tutor straordinaria. Sabato arriverà Federico per regalare sorrisi di gioia con la giocoleria, il 12 agosto le due Giulie ( attendiamo da un anno il loro ritorno).
E la casa con le ali dovrebbe già essere più grande per accogliere i bambini che bussano al cancello, ma per ora ci accontentiamo di volare per pochi metri e per poco tempo.
Un abbraccio a tutti
Bruna

~ ° ~
12 giugno

Carissimi,
La nostra storia è iniziata con Zawadi (Dono) il bimbo, reale e simbolico, che non aveva il banco e i libri, il bimbo che la Tanzania ci aveva regalato per farci conoscere un mondo diverso. Un altro Zawadi è venuto da noi, non cammina, ha le mani rattrappite, articola a fatica le parole e sogna di diventare “medico degli occhi”, non ha né banchi né libri perchè non va a scuola. Lucio gli sta costruendo una “tastiera di compensato” con la quale possa scrivere indicando le lettere col piede sinistro; via email ci assiste. Francesco, prezioso amico esperto di comunicazione non verbale. Ancora un Dono, simbolo di tutti i bambini disabili d’Iringa, ancora quel nome che ci ricorda il percorso fatto per arrivare al centro diurno.

Da sinistra a destra: seduti per terra Zawadi, Evodia e Good Luki, Lucy, Peter Dietro Happy, dada Zula, dada Tumaini, Pliva, dada Maria, Elia, mamma di Lucy

Il centro diurno è aperto cinque giorni la settimana, abbiamo diviso i bambini in due turni e per ora funziona senza grossi problemi,
Vi racconto dei bambini del turno di Zawadi.
Peter, il veterano, è sempre sorridente e quando può rivendica una sorta di primogenitura. Miglioramenti? Non ha più la piaga nella mano destra, comunica i bisogni fisici e non solo, è più concentrato, è un bambino felice e regala a tutti noi la sua serenità.
Elia controlla a fatica gli arti superiori, non parla, capisce e comunica a gesti; non va più a scuola (classe di Mage) perché la madre non l’accompagna nonostante carrozzina e strada asfaltata non lontana da casa, ama giocare a pallone e fare la lotta con Zawadi. Cammina tra le parallele, si alza in piedi con un equilibrio precario e con l’aiuto delle dade sta imparando a riconoscere numeri e vocali. Elia potrebbe imparare a leggere e a scrivere, ma non c’e’ la collaborazione della famiglia e tre giorni la settimana sono pochi per cancellare anni di vuoto.
Lucy è come Elia ma con un buon controllo del tronco e scarse capacità intellettive, all’inizio piangeva molto nonostante la presenza costante della madre, ora è tranquilla, gioca, fa gli esercizi. La madre da due mesi lavora da Francesca, dopo anni di simbiosi totale con la figlia può sentirsi meno diverse dalle altre donne. E’ stata un aiuto prezioso per l’avvio del centro, ne sentiamo la mancanza ma pensiamo che il suo lavoro sia un successo del centro diurno.
Pliva è arrivato con la mamma da pochi giorni, sta in piedi a fatica, non parla e per ora l’obiettivo è l’inserimento.
Beta da una settimana è a casa con la varicella e ci aspettiamo un’epidemia tra i bambini del centro. Beta non è in grado di fare nulla, la teniamo controllata mentre gironzola ovunque ripetendo “ a dopo, posso entrare? mama”, sembra riconoscere il luogo ma forse è una nostra speranza. Per lei non possiamo far altro che tenerla lontana dalla strada.
Happy, piccolo scricciolo spaurito di otto anni fisicamente non ha nulla di grave, probabilmente la malnutrizione/denutrizione le ha provocato danni irreparabili. E’ aumentata di un chilo, gioca, sorride e tenta persino di ballare, ogni tanto ce la troviamo davanti alla porta di casa a cercare le coccole e i biscotti cui Chiara l’aveva abituata.
Vedere Elia e Zawadi lottare sul materasso, Pliva e Peter imitarli. mentre Lucy serafica gioca con i Lego è come godersi il panorama dall’alto, è come scartare un regalo e le fatiche si stemperano e le difficoltà si attenuano.
Oggi è arrivata anche la sorella di Zula col suo bambino , il quadro era completo e ve lo invio in allegato
Un abbraccio
Bruna
 ~ ° ~
  27 maggio

Carissimi

cerchero’ di farvi intuire cosa significa essere disabili qua a Iringa.

Grava sulla madre , ritenuta responsabile della nascita di un figlio diverso, la condanna all’isolamento sociale; grava sul figlio l’essere spesso considerato figlio del demonio. I padri quasi sempre scappano abbandonando madre e figlio indegni e spesso scappano anche le madri, abbandonando la prova della loro indegnità nelle mani di nonne che non possono fuggire.

Self service

In un mondo perennemente in cammino chi non può camminare e’ condannato all’isolamento, in un mondo che lotta per la sopravvivenza, chi non puo’  badare a se stesso e’ condannato all’oblio. Accade anche che il disabile impari a tendere una mano, a trascinarsi sulla strada e a sorridere diventando fonte di guadagno per l’intera famiglia, o che sia preda di fanatici, convinti che basti un pezzo del suo corpo per guarire dall’aids .
Ma accade anche che qualcuno ce la faccia ad uscire dall’isolamento, ad andare a scuola , a laurearsi e a vivere da solo.

Michael Mwanzalima Mateso all’eta’ di tre anni si e’ ammalato di poliomielite e da allora si muove con le gambe ripiegate sotto il corpo facendo leva su una mano , e’ come se avesse solo il tronco . Michael ha voluto studiare, ha voluto, e vuole, avere una vita normale, con tenacia, coraggio, determinazione si e’ laureato a Dar Es Salaam e con tenacia , coraggio, determinazione si fa portavoce di un messaggio di speranza per i disabili tanzaniani. Ora lavora in un progetto del Cefa a Dar Es Salaam e dobbiamo a Marina e Dario , i responsabili italiani del progetto , la sua venuta a Iringa per tenere un “ seminario” sulla disabilita’. Abbiamo invitato i genitori dei bambini che frequentano il centro e …. sono venute tutte le mamme, piu’ persone a noi sconosciute che avevano sentito la notizia.

    Michael racconta la speranza   

Michael ha raccontato la sua storia , ha parlato di dignita’ , di diritti , della necessita’ di sostenersi a vicenda e mentre parlava i bambini del centro bevevano latte, giocavano , camminavano tra le parallele, venivano accompagnati in bagno.
Ci sono state domande , risposte , silenzi partecipi, risate .
Le dade cuoche hanno cotto riso , carne e verdure per tutti , abbiamo traportato tavoli e panche sotto la tettoia e dopo l’incontro, come e’ usanza qua, il pranzo con l’immancabile bibita, segno irrinunciabile di ospitalita’ generosa.Michael ha aperto un nuovo capitolo , non piu’ solo parole, ma la prova che anche se il cammino e’ in salita , si puo’ arrivare ad una vita dignitosa , se ci sono le capacita’ , la tenacia e l’aiuto della societa’ il destino non e’ piu’ e solo l’oblio.
E’ stata una giornata importante , la collaborazione con Marina e Dario e’ un sostegno qualificato alla nostra attivita’ , Ageni ha visto qualcuno, sfortunato come lei , affermare di avere una vita piena e felice e ospitare Michael e’ stata una bella esperienza.

Mamme in ascolto
Abbiamo aggiunto un altro tassello al nostro variopinto mosaico .

Un abbraccio
Bruna

p.s. MATESO vuol dire sofferenze, afflizioni, dolori, persecuzioni, avversità e mateso ya Kristu è la passione di Cristo, quando uno ha un nome beneaugurante…

 ~ ° ~
 6 marzo 2009

Carissimi,
Grazie per le e-mail , le telefonate, gli sms che mi hanno aiutato molto nell’affrontare morti e funerali .

Braison era un bambino fragile a cui non era stato risparmiato nulla, quando l’abbiamo visto per la prima volta ci siamo detti "questo bimbo morirà presto di denutrizione o di una qualsiasi banale malattia“ . Sono passati giorni, settimane, mesi e Braison è ingrassato , ha iniziato a camminare, a ridere, a giocare con i Lego, a battere sul tamburo e noi abbiamo rapidamente dimenticato l’amara previsione. L’ultima volta che e’ stato da noi ha mangiato poco, non ha giocato, non ha sorriso; e’ difficile capire dove sta il male in un bambino che non parla e che, improvvisamente, sembra non voler più comunicare . Era qua, casualmente, un’infermiera italiana che l’ha visitato, gli ha misurato la temperatura ( normale) non sapendo neanche lei che fare; è tornato come sempre a casa sul dala-dala e la domenica è morto. Non sono capace di urlare modulando la voce in una nenia funebre, non conosco le parole di circostanza e con la kanga sono ridicola ma con l'aiuto delle dade ho affrontato dignitosamente il ruolo che mi e’ stato assegnato. Il dolore mi ha impedito di guardare i funerali con gli occhi disincantati di chi sa di essere protagonista di un documentario sull’Africa Nera.

Maurizia e’ giunta da noi sull’onda di Beta (sono della stessa famiglia), la mamma sperava di potersi riposare tre giorni alla settimana e ne aveva il diritto dopo anni e anni dedicati alla figlia, capace solo di sorridere e di toccare lievemente il viso di chi le stava vicino . Sono arrivate entrambe assieme agli altri, Maurizia profumata nel suo vestito della festa , la mamma imbarazzata per l’ambiente nuovo e quando Maurizia si e’ inspiegabilmente assopita ho chiesto alla madre se prendeva qualche medicina . Ho ancora nelle orecchie la risposta : le ho dato una dose doppia di fenobarbital (medicina che cura l’epilessia , la stessa che prende Viki) perché era agitata e non volevo che facesse brutta figura. La mamma non sapeva, e non sa, che quella medicina in dosi eccessive porta alla “ morte dolce” , la stessa di Marylin Monroe. Maurizia e’ morta di ignoranza e di paura delle brutte figure. Sfortuna , la parola che ho sentito di più in questi casi , sì, è una grande sfortuna nascere e vivere in certe parti del mondo .

Lunedi’ si e’ presentata al cancello la sorella maggiore di Maurizia, Cosa mai l’aveva indotta a venire sino a casa nostra sotto un sole implacabile? E’ stata operata di recente al cuore e si sta riprendendo a fatica;  io, me ne vergogno, ho pensato che non sarei stata capace di reggere un’altra corsa con una moribonda in macchina .
E’ bastato un bicchiere d’acqua per vederla riprendersi e scoprire che era venuta per restituire la maglietta dell’associazione che avevamo fatto indossare a Maurizia non appena giunta in palestra. Molti prendono senza chiedere, pochi restituiscono, ma quei pochi danno senso a tutto ciò che tentiamo di fare .

Sono state con noi per tre settimane Bea e Serena, neolaureate in Chimica e tecniche farmaceutiche; mi hanno aiutato a condurre casa e centro, hanno condiviso la sofferenza delle morti, si sono serenamente e intelligentemente confrontate con questa realtà; sono state un grande dono che mi ha permesso di affrontare col sorriso l’assenza di Lucio . I giovani che sono stati qua, nella diversità delle motivazioni e dei compiti , sono la risposta a tutti i convegni e gli editoriali sui problemi giovanili;  forse rappresentano una minoranza , forse sono casi eccezionali …ma con le loro mani solide e i loro cuori disponibili costruiranno altre case con le ali , case invisibili e robuste.

Domenica tornera’ Lucio.  Rivivrò assieme a lui incontri, le cene ,chiacchiere che hanno allietato il suo soggiorno italiano e ricuciremo i fili della nostra quotidianità.

Un abbraccio
Bruna

 ~ ° ~
  17 febbraio

Carissimi

Domenica 15 febbraio Braison e' morto e oggi e' stato sepolto in un piccolo camposanto.
Braison 12 anni , 12 chili , Braison dalle mani rattrappite , Braison che camminava all'indietro col deambulatore, Braison che picchiava ridendo sul tamburo, Braison dagli occhi tristi , Braison dal sorriso disarmante e l'illusione, la speranza che ce l'avrebbe fatta a vivere come un essere umano .
Non chiedetemi cosa e' successo , non fatemi domande perche' non ho risposte .
Ieri sono andata dalla famiglia , ho cercato di non sbagliare parole e gesti , gli uomini erano tutti fuori nel cortile, le donne in uno spazio angusto dentro casa , io ero un'estranea , una mzungu spaventata che avrebbe voluto essere capace di urlare , invece di lasciar scorrere lacrime silenziose .
Il funerale era previsto per l'una del pomeriggio , ma non era ancora stata trovata la cassa e poi bisognava aspettare la nonna da un paese lontano , sono andata con dada Mpendwa, dada Zula , mama Lucy ma non sono riuscita ad entrare nella capanna , le urla mi respingevano , ho aspettato fuori in silenzio finché la dada Mpendwa non mi ha detto che potevo tornare a casa, la zia di Braison , dopo aver sentito cosa mi era capitato , mi scusava se me ne andavo. Mi sono tolta la kanga con la quale le dade mi avevano agghindata e me ne sono tornata a casa con Zula e mama Lucy .

A casa mi aspettavano Mage e Viki affamate , Serena e Bea attonite, i bambini e le mamme del centro con domande a cui non sapevo e non so rispondere.
Oggi e' arrivata nel centro ,con la mamma, un nuovo inserimento , un nuovo caso: Maurizia, ragazzina che non parla , non cammina, stenta a star seduta, le piace toccare il viso delle persone. Ha giocato con Bea per un'oretta poi e' stata messa sul lettino per le mobilizzazioni e si è "addormentata". La mamma faceva vento alla figlia dicendo che il sonno era normale, ma Serena e Bea, non convinte della normalità del sonno, mi hanno chiamata. No , non era sonno, il polso bassissimo, corsa all'ospedale, l'infermiera che arriva con un'inutile carrozzina, Bea che trova in un secondo una barella per correre verso l'ambulatorio. Zula mi dice di tornare a casa perché' ci sono gli altri bambini , deve arrivare il pulmino che porterà tutti al funerale di Braison e devo andare a prendere i soldi (nella concitazione sono uscita senza nulla ).

Torno a casa , non mi accorgo neppure delle buche che di solito mi terrorizzano, dopo dieci minuti riparto per l'ospedale e lungo la strada incontro mama Lucy e Zula che se ne stanno tornando a casa perché' Maurizia e' morta. E' stata con noi un'ora sola , il tempo di accarezzarci sul viso e poi se ne e' andata per sempre.

E domani ci sara' un altro funerale.
Ci sarà il tempo per discorsi e analisi e riflessioni , adesso è il tempo del pianto.
Un abbraccio

Bruna

  ~ ° ~
  31 gennaio

Carissimi,
riflettendo sul dichiarato progettuale e sull'esperito esistenziale, ho capito che:

tra il dire e il fare c'e' di mezzo il mare,
che lo si può' attraversare,
anche se non si sa nuotare,
basta una barca per non affondare …

Le tre bimbe

Sono felice di non dover imparare il nuovo psico-didattic-imprenditorial linguaggio con cui riflettere sulla propria esperienza; di fronte a "dichiarato progettuale" ed "esperito esistenziale" i proverbi popolari sono ancora capaci di suggerire spunti di riflessione.
Siamo partiti con l'idea della casa famiglia , ora ne esiste una , poche ragazze , tanti sorrisi , tanti problemi , tanti sogni; poi l'esterno e' entrato nella nostra casa e ci siamo trovati davanti ad una distesa enorme di situazioni che chiedevano risposte , davanti ad un mare solo intravisto al momento della partenza .
Abbiamo trovato la barca , una barca malmessa , il rollio spesso ci fa vomitare, la riva a volte sembra lontana , a volte vicina , talvolta siamo così stanchi da non riuscire ad aprire gli occhi , abbiamo il corpo e la mente modificati dal sole , ma non siamo affondati.
Oggi abbiamo raggiunto un piccolo atollo e siamo felici .

Juliet e Stevin sono i più' piccoli del centro diurno, (otto mesi, un anno e mezzo ), li abbiamo mandati con le mamme a Dar Es Salaam nell'ospedale CCBRT dove resteranno quindici giorni per imparare gli esercizi . L'atollo raggiunto è l'organizzazione del viaggio perché per le mamme dei villaggi Dar è come L'Eldorado. Mercoledì prossimo partirà mama Lucy con Lucy ; questa attività non era prevista , ma molto di ciò che facciamo non era nel dichiarato progettuale.
Ricordate i due bambini inseriti nella scuola materna?
Una , Beta, è stata rimandata al mittente, le maestre non ce la fanno a tenerla , non ci sono le dade , maestre di sostegno e Beta è una Viki che corre e scappa . La nonna non sa cosa fare , la bambina sta tutto il giorno da sola, gironzola nel quartiere ; un giorno è stata trovata in un Kilabu (una specie di bar) dove persone prive di testa e di cuore l'avevano ubriacata …
Per questa bambina il nostro centro diurno non è la soluzione, ma resterà qua finché non ne troveremo una.
Bisognerebbe aprire un'altra casa o accogliere altre bambine in casa nostra ; noi con Mage, Ageni, Viki , il centro diurno, i viaggi della speranza, le scuole e i progetti in corso abbiamo messo in gioco tutte le nostre risorse e se aggiungiamo un altro tassello può franare tutto.

Sono arrivate Maurizia, Cinzia ed Anna e quando si riuscirà a cantare all'unisono se ne andranno…
La porta sempre aperta , gente che arriva e che parte , che lascia ricordi e foglietti coi nomi attaccati alle pareti, ferite di nostalgia, ma con la porta aperta si guarda fuori
Un abbraccio
Bruna

  ~ ° ~

 9 gennaio 2009

Carissimi
lunedi' sera Ageni aveva la febbre, martedi' mattina il test rapido per la malaria ,ha dato esito negativo e la febbre aumentava , aumentava . Tachipirina e antibiotico ad ampio spettro.
Un medico italiano che lavora a Mikumi , circa 200 chilometri di distanza , ha consigliato d'andare nell'ospedale privato dell'Aga Khan per analisi complete del sangue , del tifo e di nuovo della malaria, ci vorrebbe anche l'esame delle urine ma come si raccolgono se si e' incontinenti e paralizzati ?
Mercoledi' mattina portiamo Ageni, con la febbre altissima, nell'ospedale privato a fare le analisi , la donna alla reception non capisce il nome standard delle analisi , esce , parla con due "medici" , ritorna e dopo , solo dopo che ho pagato, dice che un'analisi, per noi la piu' importante , non si puo' fare perche' mancano i reagenti . Prima del prelievo ci mandano dal "medico" che guarda Ageni in lontananza , le chiede cosa si sente e decide che ci vogliono altre due analisi che costano l'equivalente di una settimana di lavoro.  Prelievo. Ageni non strilla: o e' diventata grande o non ha neppure la forza per piangere . I risultati saranno pronti alle tre del pomeriggio; scartiamo l'idea dell'ospedale governativo , dove forse ci sono i reagenti, perche' l'attesa di ore e ore in un corridoio affollato e freddo non ci sembra la cura giusta .

Uno dei tanti " amici" che arrivano dopo la pioggia
Ritiro le analisi , negativo il tifo , positiva la malaria e l'analisi costosissima e'…. l'analisi del colesterolo! Telefono a Nicola , un medico italiano che lavora nel centro HIV delle suore della Consolata , sperando che sia gia' tornato a Iringa , siamo fortunati , e' al lavoro vicino a casa nostra e possiamo portargli Ageni ( febbre sempre alta nonostante tachipirina ). Dal medico con lunga esperienza in zona impariamo come sia abitudine trovare a tutti la malaria per vendere le medicine e ordinare analisi costose ai bianchi e a chi sembra essere ricco ; impariamo, anche, che il test rapido e' il piu' attendibile .

Malaria si' o malaria no? Nicola visita Ageni , consiglia di rifare il test rapido in casa , se e' ancora negativo non e' di sicuro malaria , molto probabilmente e' infezione urinaria , tipica di chi e' incontinente e paralizzato, c'e' un antibiotico adatto , in casa abbiamo solo due pastiglie ma sara' possibile trovare in farmacia il principio attivo.
Test rapido : ancora negativo .
Iniziamo la nuova terapia e subito la febbre diminuisce .
Giovedi' mattina vado nella farmacia piu' fornita , nessun problema, hanno addirittura le pastiglie uguali alle nostre , confezione e bugiardino tedesco , costano 6000 scellini l'una ( quasi quattro euro) .
Chiedo "chi e' il ladro? Voi o la ditta farmaceutica?" protesto dicendo che e' un prezzo per i bianchi , ma che neppure i bianchi possono pagare tutti quei soldi , che il costo totale della terapia e' pari allo stipendio mensile medio di un operaio ben pagato... risatine e sguardi vuoti , arriva il capo , faccia sorridente , fa il gentile , mi dispiace ma il prezzo e' quello . Ho soldi solo per 5 pillole , che mi vengono date dentro la scatolina da cui sono stati tolti prezzo e, soprattutto, data di scadenza.
Antonella , una cooperante del Cuamm, ha poi controllato i costi all'ingrosso : una pastiglia 30 scellini.
Da ieri lotto contro il desiderio di tornare in farmacia a comunicare che ho avuto la risposta alla mia domanda sui ladri , ma so che otterei solo risatine e l'immancabile " scusami , ho sbagliato" col quale si risolve tutto , soprattutto i furti .
Come placebo contro il mal di fegato non mettero' piu' piede in quella farmacia.

Lo so che adesso direte che e' uguale anche da noi , che gli scandali nella sanita' sono all'ordine del giorno , che le ditte farmaceutiche sono societa' a delinquere eccetera eccetera , tutto vero, ma cio' che fa la differenza e' la percentuale di persone corrotte e disoneste .
In una delle mie prime lettere vi scrissi che il nostro slogan e' "attenti ma non diffidenti" , continueremo a seguirlo nonostante le difficolta'.

E adesso notizie sulla salute di Ageni, piu' importante di ladri e farabutti : oggi sta meglio , da alcune ore e' senza febbre.

Un abbraccio a tutti voi
Bruna

Un abbraccio
Bruna Lucio Mage, Viki, Ageni

 

 ~ ° ~