La Storia

 

Nasce l'idea

Bruna e Lucio da tempo trascorrevano assieme a Maria le loro ferie in Tanzania per aiutare i bambini di strada e altro tempo vi hanno passato dopo il 2003.
Bruna e Lucio hanno deciso di trascorrere l'ultima parte della loro giovinezza dedicandosi ai più diseredati dei diseredati, alle bambine handicappate di un Paese in cui il valore ed i diritti dei bambini, anche maschi, sono in genere misconosciuti.
La loro contagiosa fiducia nella vita ci ha preso e così siamo nati noi, dell'Associazione Nyumba Ali, che ancora abbiamo ali per fortemente volere il sogno di una casa illuminata dal sorriso di bambini meno infelici.
Una casa per volare.
"Nei 2003 abbiamo conosciuto Margaret (detta Mage), una bambina di Iringa che  viveva nella polvere, seduta per terra ai bordi della strada, regalando a tutti  un sorriso contagioso. Mage non cammina, gattona appoggiandosi alle mani e alle ginocchia, e durante quell'estate si è sedutaper la prima volta su una sedia. Subito dopo la nostra partenza un cane l'ha morsa. Non potevamo lasciarla sulla strada. L'anno successivo abbiamo deciso di accompagnarla a Ilula , a circa 50 km dal suo villaggio, nel centro di accoglienza gestito da padre Filippo dove Mage ha un letto, pasti caldi, amici che non camminano, non parlano, non vedono.

Per via della lontananza, all'inizio abbiamo potuto occuparci di Mage solo in modo sporadico, ma è maturato in noi il sogno/progetto di aprire una casa nella quale accoglierla assieme alle sue amiche non solo per assisterle, ma per cercare di creare attorno a loro un ambiente familiare".

                                                                                                                                                                         Bruna e Lucio

Nasce la casa

Il primo progetto dell'associazione è stato quello di gestire una casa-famiglia nella quale ospitare bambine con handicap fisico, garantendo non solo cibo e cure ma anche istruzione, attenzione alla persona, sviluppo della capacità individuali. Dal giugno 2006 Bruna e Lucio si sono trasferiti ad Iringa. In 9 mesi "africani" hanno trovato, acquisito, restaurato e arredato la casa e venerdì 23 marzo 2007 sono andati a viverci assieme a  Mage  In poco tempo la famiglia si è allargata e sono arrivate anche Viki ed Ageni. E' stato assunto personale locale, che stanno preparando in modo adeguato. Uno degli obiettivi è infatti quello di rendere in futuro la gestione della casa indipendente dalla presenza dei volontari stranieri dell'Associazione e di convogliare attenzione ed opere dei locali sul problema dei bambini con handicap.

Ma questo è solo l'inizio. Lucio ha costruito, di fianco alla casa, una palestra e due camere per i volontari. Bruna ha coinvolto medici e associazioni. La "casa con le ali" non si ferma mai.

 
 Il centro diurno

La casa con le ali non si ferma mai! Partendo dall’esperienza della casa famiglia, abbiamo voluto ampliare la nostra azione: abbiamo aperto un centro diurno per bambini disabili!

La sede è la palestra che abbiamo costruito vicino alla casa. Ogni giorno 15 bambini (divisi in due turni, provenienti da Iringa e dintorni, vengono nel centro, accompagnati dalle nostre dade e “raccolti” da un dala dala (minibus locale). La giornata prevede amore, cibo, attenzioni e cure. Naturalmente anche attività di fisioterapia, che abbiamo potuto realizzare grazie alla collaborazione con Neema Craft, una ONG inglese presente sul territorio. E' poi previsto un incontro mensile con le mamme dei bimbi al fine di coinvolgerle nella cura/crescita dei loro figli e di dare anche a loro una possibilità di esprimersi, di raccontare desideri, idee e sogni. Insomma, di volare.

Ma non è finita qui! Per poter dare il massimo a questi watoto, per dare un’istruzione alle nostre dade e alle dade dei centri di Iringa e dintorni, inizieremo nel 2010, un corso di formazione che renderà queste ragazze perfette "dade d’asilo".

 "Crediamo che la garanzia di cibo, letti e assistenza sia indispensabile, ma vogliamo anche favorire lo sviluppo delle potenzialità rimaste inespresse e il riappropriarsi della dignità di persona, insegnare a leggere, a scrivere, a disegnare, ad avere libertà di espressione. La realizzazione dei progetti legati all'istruzione ci ha fatto capire che è necessario il sostegno di tante persone ancora, unica garanzia che può far decollare un sogno".
La formazione

Abbiamo aperto il centro diurno, abbiamo accolto tanti bambini, ma stare vicino ai piccoli disabili non è facile, ed è stato subito chiaro che sarebbe servita una formazione specifica. In Tanzania non è facile trovare chi la fornisca, così ci siamo gettati nell'ennesimo "progetto pazzo" ed abbiamo aperto un centro di formazione. Iniziativa, questa, fondamentale che sta coinvolgendo molte delle nostre risorse emotive, fisiche ed economiche.

 

Il nostro "Corso di Formazione per Assistenti di Bambini Disabili" dura 9 mesi ed è costituito da tre parti teoriche e da due tirocini lavorativi. Ogni parte teorica dura 2 settimane ed è tenuta da docenti scelti tra Fisioterapisti, Medici, Psicologi, Educatori, Logopedisti, Terapisti Occupazionali. Tutte queste persone lavorano da molti anni con bambini disabili. Durante i tirocini lavorativi, di tre mesi ognuno, ogni studente lavorerà presso il proprio centro. Alla fine della prima parte è previsto un esame sulla parte teorica con resoconto del tirocinio effettuato. Alla fine della seconda parte gli studenti affronteranno l'esame conclusivo e, in caso di successo, otterranno l'attestato di partecipazione

 A metà marzo 2010 è terminata la prima parte del corso.  Hanno partecipato 18 persone , 17 donne e un uomo (maestro) provenienti dai centri per bambini disabili o orfani gestiti da padre Filippo, Cope , Cesc-project e Nyumba Ali.
L'accoglienza nella  missione di padre Filippo è stata di gran livello: una casetta per i corsisti , una per i docenti , un'aula a disposizione e la possibilità di usufruire di tutte le strutture della missione.
Durante la sosta di sabato e domenica  sono stati costruiti con materiale semplice giochi per i bambini , i giochi sono rimasti nell'aula del corso come testimonianza di questa prima fase .
Il coinvolgimento dei corsisti è stato notevole e al di sopra delle aspettative; il merito va ai docenti, che sono riusciti a coinvolgere tutti e a Fausta che ha tradotto  rispettando entrambe le culture. Le lezioni sono state interattive : proiezione di foto, filmati e  schede con parole chiave tradotte in swahili, "scenette", discussioni, pratica sui bambini del centro di padre Filippo, lavori di gruppo.
Una modalità di lavoro senza dubbio nuova per la realtà locale e che si è rivelata molto adatta per creare un clima favorevole e per far capire concetti non facili . A parte un'infermiera,  il maestro e una ragazza, che ha già  frequentato un corso di alcuni mesi a Mlali,  il livello culturale di base è molto basso (una corsista è risultata analfabeta), ma la curiosità  è stata inversamente proporzionale al titolo di studio.
Sono stati assegnati compiti da svolgere e si è ripetuto più volte che la mancanza di lavoro durante i tre mesi che intercorrono tra una fase e l'altra comporta l'allontanamento dai seminari successivi ; ad
ogni gruppo è stato consegnato un cd contenente foto e una canzone, cantata dai corsisti stessi, che è diventata l'inno del corso.
I lavori si sono chiusi , come tradizione locale vuole, con una festa: canti , balli , discorsi e l'immancabile "pilau".

Dai corsisti è venuta una richiesta importante e interessante : ritrovarsi a metà tra una fase e l'altra , per discutere e confrontarsi, aiutati e guidati da Fausta; come ha detto padre Filippo durante la festa di chiusura è importante conservare lo spirito di squadra , la consapevolezza che assieme si può fare molto.

Ringraziamo i docenti per il lavoro, per l'entusiasmo col quale hanno affrontato questa non facile esperienza  e per essere riusciti a coinvolgere attivamente i corsisti. Grazie ancora a Padre Filippo e a Fausta, senza la quale il corso non sarebbe stato possibile .

 Il servizio civile

L'associazione IBO gestisce campi di lavoro e volontari in diverse parti del mondo e, per quanto riguarda la Tanzania, si è affidata anche alla nostra organizzazione.

Abbiamo così la possibilità di ospitare giovani volontari che, sulla base di un progetto condiviso, vengono a svolgere il loro servizio civile nella nostra casa. Ecco i loro racconti:

 Nella Nyumba: una canzone

Ageni canta:

Nella Nyumba

 Musica di una famosa canzone tanzaniana.
Testo scritto da Ageni:

(bella grafia come nei tempi andati..)

 
Le parole della canzone di Ageni

La traduzione

Nella Nyumba Ali ci sono molti matti , ho girato attorno e li ho già incontrati
Viki è una di loro , io non ho un progetto  su  di loro
Tru, Tru, Tru, Tru io non ho un progetto  su di loro
Tru, Tru, Tru, Tru io non ho un progetto  su di loro
Nella Nyumba Ali ci sono molti matti , ho girato attorno e li ho già incontrati
Viki è una di loro , io non ho un progetto  su  di loro
Tru, Tru, Tru, Tru io non ho un progetto  su di loro
Non è male amare i bambini pazzerelli
Dico che non è male amare i bambini pazzerelli
Tru tru….