2018

Un importnatne riconoscimento

17 Dicembre

Mentre alla scuola di Pio viene finalmente costruito lo scivolo per l'accesso all'aula che frequenterà l'anno prossimo, la NyumbaAli  riceve un riconoscimento ufficiale dalla federazione Tanzaniana della disabilità; un risultato importante frutto del costante lavoro di tutti questi anni.

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Le emozioni del ritorno

2 Dicembre

IMG 20201202 182211-minEntrando nella casa della Nyumba Ali, la casa che più volte mi ha accolta con calore tra le sue mura, noto sulla parete in ingresso la scritta lasciata da me la prima volta, nel 2013: ha una piccola aggiunta in alto a destra con scritto “Novembre 2015: non si può non tornare una seconda volta”. Non è del tutto vero, sono tornata altre tre volte dopo quel momento, e ho la sensazione che ce ne saranno ancora; di sicuro, questo è quello che spero.

È una forte emozione per me tornare qui dopo 4 anni, attraversare la veranda e andare verso la palestra, dove le Dade mi salutano con gioia. Anche Sophie mi riconosce e mi corre incontro, anche se ovviamente non ricorda il mio nome; le mostro delle nostre foto del 2015 ed è felicissima, poi mi chiede di vedere altre foto ancora: mama Bruna, baba Lucio, Ageni, Mage, Viki.-.le sembra impossibile poterli vedere sul mio telefono, ora che sono in Italia!

In palestra molti bambini non li conosco: è un buon segno, vuol dire che ne sono arrivati di nuovi! Ma vuol anche dire che qualcuno non c’è più, e che altri per vari problemi e situazioni sono stati mandati a casa. Tutti non si possono aiutare, o non tutti nello stesso modo, e la collaborazione della famiglia è indispensabile e fondamentale. Molti passi in avanti sono stati fatti, ma ancora tanti sono da compiere.

Altri bambini sono quelli di sempre e nel vederli così cresciuti mi commuovo: Pio, Corin, Sara. Si ricordano di me, non tutti possono dirlo a parole ma i loro occhi parlano da soli. Riconosco alcuni bimbi in palestra che l’ultima volta stavano a malapena seduti, e ora camminano! È incredibile vedere i loro progressi a distanza di tempo. Il centro si è ampliato: ora oltre alla palestra e alla scuoletta, lì dove Ageni una volta faceva i mandazi c’è una piccola stanzina di informatica.

Ho l’occasione anche di rivedere Zawadi, forse il momento più emozionante per me: la scuola che lo ospita a Ilamba è davvero bella, c’è una vista mozzafiato ed è tenuta molto bene. Anche la sua casetta è pulita e ordinata, e lui è ironico e sveglio come sempre. Si parla del più e del meno, dell’Italia, del Covid, del suo futuro, di cosa fare finita la scuola…i sogni sono tanti e la speranza è quella di poterli realizzare.

In questo mese qui a Iringa ho potuto trascorrere pochi momenti nei centri di Wilolesi e Ngome, ma la percezione che ho avuto è che si sta facendo un grande lavoro: le Dade lavorano con autonomia e professionalità, e Adam si impegna più che mai, quasi senza limite di orari nelle sue giornate. Sicuramente i dubbi sul futuro dei centri ci sono, e bisognerà trovare presto nuove soluzioni e strategie, ma quello che è certo è che i nostri bambini continuano a volare.

Irene

 

La via della speranza

22 Aprile

Carissimi

in questi giorni di clausura provo invidia per quelli che riescono a scrivere parole profonde , a comporre poesie o canzoni sul corona virus, per quelli che si sono scoperti fotografi, cuochi, sarti, giardinieri, inventori, io so solo aspettare che il tempo passi e impegno tutte le mie energie ad evitare di cadere nello sconforto.

In Tanzania la chiusura delle scuole è stata prolungata a tempo indeterminato ed è difficile essere ottimisti sul futuro dei nostri centri, la consapevolezza di cosa può accadere ai nostri bambini accompagna tutta la mia giornata. Se la chiusura dei centri durerà per alcuni mesi i bambini nelle condizioni familiari a rischio torneranno nell'oblio e nell'abbandono; in tempi normali nessuno si occupava di loro, in epoca di pandemia saranno i primi ad essere abbandonati al loro destino.

Alcuni giorni fa Adam mi ha scritto che Peter, dopo circa venti giorni a casa dalla nonna, mostrava già evidenti segni di malnutrizione. Peter è il primo che abbiamo accolto, è cresciuto con la Nyumba Ali, è stato sfiorato dalla morte più di una volta e il suo sorriso è sempre stato per noi una spinta ad andare avanti, bisognava trovare al più presto una soluzione non a breve termine.

La casa di Ngome in cui viveva è stata parzialmente vuotata e tutti gli ospiti sono stati portati a casa, tranne Alafat che è rimasto nella casa con dada Sara. Alafat è un bambino disabile che nessuno vuole, l’associazione Neema Crafts ci ha chiesto tempo fa di ospitarlo provvedendo anche al suo mantenimento, non si sapeva dove mandarlo per cui dada Sara ha deciso di restare a Ngome con lui. Grazie agli “ambasciatori” Adam e Paola che hanno contattato Sara, la situazione di Peter si è risolta: tornerà a vivere a Ngome assieme ad Alafat e alla dada Sara.

Il problema di Peter non è stato l’unico da affrontare in questi giorni, grazie all’informatica il consiglio direttivo della Nyumba ha potuto prendere decisioni importanti sul futuro dei centri in Tanzania. La prima decisione riguarda il personale: come comportarci in un paese che non ha ammortizzatori sociali? Abbiamo deciso che la nostra associazione darà a tutto il personale una sorta di cassa integrazione, per permettere alle donne, e ad Adam, non solo di poter vivere, ma anche di poter aspettare che i centri riaprano. Non si tratta di beneficenza, ma di buon senso: quando sarà possibile riaprire i centri dobbiamo poter contare sulla presenza del personale che è stato formato in tutti questi anni, sarebbe impossibile affrontare la riapertura con personale che non ha mai lavorato con bambini disabili, abbiamo bisogno della professionalità delle nostre dade. Nel periodo di chiusura le dade terranno i contatti telefonici con le famiglie dei bambini, sperando che tutto il lavoro di formazione delle famiglie non vada perso in poche settimane.

Se anche solo per un attimo mi viene il pensiero che tutto andrà a rotoli, mi assale l’angoscia accompagnata da un senso di impotenza che non ho mai provato, neppure nel periodo terribile della malattia di Lucio; ora non ci sono vie da percorrere se non quella della speranza.

Un abbraccio

Bruna

Andrà tutto bene..

17 Marzo

Anche i nostri bimbi ci sostengono...un incoraggiamento da chi sa combattere con le avversità, ogni giorno da tutta una vita...

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Triplo compleanno

11 Marzo

Oggi ben 3 bimbi delle nostre Dade festeggiano un anno! In questi mesi tutti e 3, quindi hanno giustamente festeggiato tutti insieme...

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Un po' di notizie

29 Febbraio

Carissimi,

a Iringa tutto procede bene, Adam Duma coordina le varie attività dei centri, le dade lavorano seguendo le direttive degli esperti che si sono alternati in questi anni, i bambini stanno bene e la lista d’attesa non si accorcia mai.

Avete letto ciò che ha scritto Paola sui risultati scolastici di Pio e Zawadi, ora vi racconto cosa è accaduto nel frattempo.

Adam ha continuato a chiedere alle autorità scolastiche di permettere a Pio di frequentare la quinta classe e finalmente la richiesta è stata accolta : Pio frequenterà per alcuni giorni la settimana la scuola Saba Saba di Iringa, nei giorni rimanenti continuerà a studiare alla Nyumba Ali. La sua presenza servirà, anche, per sollecitare le autorità scolastiche ad aumentare il numero degli insegnanti, in modo che, come prevede la legge, sia possibile accogliere alunni disabili.Gli alunni per classe sono circa un centinaio e la presenza di un Pio manda in crisi la didattica fatta di gesso, lavagna e copiatura. 

La soluzione è stata trovata dagli insegnanti della scuola che, finalmente, sono diventati protagonisti attivi del cambiamento. A me sembra un passo notevole nella direzione dell’accettazione della disabilità, frutto certamente del lavoro di tutti questi anni, ma anche dei risultati scolastici di Pio:come si può rifiutare un alunno che prende A nell’esame?

Zawadi frequenta la terza superiore, mancano ancora due anni al completamento dell’istruzione secondaria, poi sceglieremo con lui la nuova sfida da affrontare.

Dal 2006 ad oggi abbiamo vissuto momenti straordinari e ordinari, gioie e sofferenze, delusioni e soddisfazioni, apatia e dinamismo, indifferenza e solidarietà, carità ed egoismo, fiducia e diffidenza , fatica e riposo e siamo stati sommersi da risultati così grandi da oscurare la negatività e da infonderci l’energia necessaria per continuare.

Nel 2016 la Nyumba Ali si è sdoppiata restando unita, quella in Italia sta ora vivendo l’attesa della laurea di Ageni che avverrà nel mese di aprile, un traguardo che alcuni anni fa avremmo definito utopico.

Ageni, Pio, Zawadi sono le tre stelle che formano la cintura della Nyumba Ali, il cui corpo, anche se non gigantesco come quello di Orione, deve continuare a brillare.

Vi chiedo di proseguire nell’aiutarci, le sfide che stiamo affrontando sono di sostenere economicamente i due centri, di affidare ai locali la gestione del quotidiano e di progettare assieme innovazioni e cambiamenti.

Il sostegno economico è diventato sempre più oneroso a causa dell’aumento del costo della vita in Tanzania, dei balzelli bancari italiani e tanzaniani, della necessità di assumere nuovo personale e in generale perché non c’è più Lucio a gestire in modo molto oculato le spese.

Abbiamo bisogno di aumentare il numero di soci , le quote associative serviranno a sostenere i costi di gestione dell’associazione (conti correnti, sito, materiale pubblicitario ecc.) senza sottrarre risorse ai centri in Tanzania, risorse che derivano dalle donazioni sul conto corrente in Italia.

Avere più soci può,inoltre, darci una maggiore visibilità e credibilità quando è necessario rivolgersi alle istituzioni o agli sponsor; in tutti questi anni la nostra è stata un’associazione timida, restia a mostrarsi e a mostrare i risultati ottenuti. Credo sia giunto il momento di dire “ ci siamo anche noi, non siamo i quattro amici del bar, siamo un’associazione con una storia decennale, ciò che è stato realizzato è frutto dell’impegno di un buon numero di persone chi si riconoscono nel progetto della Nyumba Ali”.

Essere socio non darà vantaggi, nessuno sconto in negozi, nessuna rivista patinata in omaggio, sarà il mattone che,assieme agli altri, sosterrà le fondamenta della casa con le ali.

Grazie con un abbraccio virtuale

Bruna

Per l’iscrizione https://iscrizione.nyumba-ali.org

Alto, altissimo

14 Gennaio

Nella vita iringhese della Nyumba Ali spesso alti e bassi si succedono: se da un lato un bambino impara a camminare, dall'altro un altro bambino lascia il centro perché la famiglia non è collaborante; se da un lato un bambino per la prima volta ha amici con cui giocare, dall'altro i bambini nella lista d'attesa sono tanti e bisogna dire tanti no; se da una parte una mamma finalmente puo' riprendere il lavoro e la sua indipendenza, dall'altro le istituzioni sono lente, fingono di non sentire.

Qualche giorno fa c'è stato però un inaspettato alto altissimo, e quando questi alti altissimi avvengono, allora davvero si tira un sospiro di sollievo e si pensa: ma allora tutte le fatiche non sono state vane, siamo sulla strada giusta, tutti insieme collaboriamo per qualcosa di grande! Pio e Zawadi, i nostri due ragazzi iscritti alle scuole pubbliche, hanno sostenuto nel mese di novembre gli esami statali e finalmente, dopo la lunga attesa natalizia, sono usciti i risultati, straordinari: Pio prende A agli esami di quarta elementare (unico nella sua annata nella scuola) e Zawadi B agli esami di seconda superiore, una meraviglia!!!

C'è stato un tam tam immediato di messaggi e chiamate: Adam che ancora non ci crede, la nonna di Pio ci manda un messaggio per ringraziarci per l'impegno quotidiano, i due studenti modello sono molto soddisfatti, Bruna, Lucio, Ageni e la maestra Marisa saltellano di felicità dall'Italia, le maestre al centro vengono abbracciate, si avvisano i gruppi whatsapp, i parenti, gli amici, chi ci conosce e ci segue e ci supporta.

Ci sono alti altissimi che devono essere diffusi, urlati, manifestati!

C'è bisogno di rendere tutti consapevoli che anche gli ultimi, se provvisti di ali resistenti composte di amore, cura, costanza, aiuto mirato e giuste metodologie, possono spiccare il volo: un volo alto altissimo.

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No one left behind

5 Dicembre

Il progetto che Nyumba Ali sta realizzando insieme ad IBO, storica Onlus di Farrara. La Nostra Paola, project manager del progetto, ci spiega le attività, gli obbiettivi e l'impatto del progetto sui beneficiari e sulla comunità locale.

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Pio e gli esami di quarta

5 Novembre

Le immagini di un altro immesno traguardo raggiunto: Pio a Tanangozi durante le prove nazionali degli esami di stato della classe quarta della scuola primaria. Lo assiste Sakira.

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Rinnovamenti

24 Ottobre

Carissimi,

vi scrivo per rendervi partecipi, tramite le immagini, dello splendido risultato ottenuto in seguito alla ristrutturazione dei centri di Wilolesi e Ngome: sono state riverniciate le pareti della palestra di Wilolesi, di tutta la casa (cancello e muri di recinzione), della scuoletta e della casetta di Ngome dove ora vivono 5 bimbi e 2 dade.. sono stati rinnovati tutti i pavimenti delle strutture, in giardino sono stati piantati fiori bellissimi ed è stata costruita una griglia che possa raccogliere l'acqua piovana senza causare danni.
 
E.... fiore all'occhiello, la piccola cucina esterna è stata trasformata in un'aula studio/computer: attualmente studiano Pio (che a novembre sosterrà gli esami di quarta elementare) e Sara, ma può contenere "postazioni" per 4 bimbi.
 
Insomma, con nuovi colori vivaci e grandi pulizie, la Casa con le Ali vola ancora più in alto! 
 
Un ringraziamento speciale a Claudio e al Baba Lucio. 
 
Karibuni sana, vi aspettiamo per vedere dal vivo le nuove trasformazioni! 
 
Paola
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Iringa e la Nyumba attraverso gli occhi di Silvia

10 Settembre

Le Donne Di Iringa

thumbnail Senza titolo3E’ difficile vedere una giovane donna senza un bambino sulla schiena. Le donne lavorano col bambino sulla schiena, sanno come portarlo, lo fanno da quando avevano pochi anni, un fratellino o una sorellina da portare c’è sempre. La schiena è bella eretta, le donne imparano presto a portare pesi: acqua, sacchi di riso, caschi di banane. Non è difficile incontrare le studentesse in divisa che portano sulla testa secchi di acqua a scuola. Le donne durante il lavoro dondolano il loro corpo per cullare il bambino, ma agiscono con una scioltezza come se quei 4,6,8 kili sulla schiena non ci fossero. Quando è il momento dell’allattamento, con un gesto rapido e preciso fanno scivolare il bambino davanti, mantenendolo sempre all’interno del grande rettangolo di tessuto multitasking. In Tanzania si chiama khanga e si utilizza come gonna, come “marsupio” per i bambini, come “coprimarsupio”, come foulard per coprire la testa. Le khanga in Tanzania costano pochissimo, hanno dei colori stupendi (se chiudo gli occhi e penso alla Tanzania, la prima cosa che vedo sono i colori dei vestiti delle donne), sono lunghe 1mx1.50m   e alla base è stampato un proverbio della tradizione tanzaniana. Non mi stanco di guardare le donne portare il loro bambino, poi rido, non appena il pensiero torna in Italia, con la “scoperta” della fascia e le lezioni impartite alle mamme trentenni per imparare ad usarla. Qui a otto anni (purtroppo l’età è quella), una bambina sa come piegare la schiena, metterci sopra il fratellino e avvolgerlo nella khanga. Quante cose dobbiamo insegnarci a vicenda?

La donna lavora e alleva i figli, ma lavorano anche i padri: lo squilibrio di genere c’è, ma non così pesante come in altre parti del mondo. Come si legge nell’articolo pubblicato da un giornale locale pochi giorni fa, la Tanzania è avanti in questo ambito, ma c’è ancora molto da fare. Ogni donna in media ha 5 figli, ciononostante il presidente della Tanzania le ha esortante a farne di più. Le donne vittime di abusi e violenze che rimangono incinte, vengono espulse dal villaggio e rinnegate dalla famiglia. La percentuale di persone affette da HIV è maggiore per le donne che per gli uomini. Tuttavia, le donne gravide riescono ad accedere alle cure che permettono di far nascere bambini non infettati dal virus. Diverso è per l’assistenza al parto, ancora moto scarsa, per cui la probabilità di gravi problemi per il nascituro è alta. Kwa heri (arrivderci) sorridenti donne della Tanzania, grazie per quello che mi avete dato, un grazie speciale a Regina che mi ha insegnato a fare il riso pilau.

Storie Di Bambini

Nei giorni in cui ero a Iringa, è arrivata alla Nyumba una nonna con suo nipote, tetraspastico, e un suo giovane zio. Hanno visto alla TV la storia di Zawadi, hanno capito che il nostro centro accoglie bambini disabili e se possibile li fa studiare. La nonna abita a 500km da Iringa, è venuta fin qui a supplicare di accogliere Rodney, che è in grado di imparare, ma dove abita non ci sono possibilità. Osserviamo Rodney per due giorni: ha due occhi grandi e tristi, è spaurito, ma un poco alla volta accetta di giocare e di interagire con le dade. Trova il modo per costruire torri con i grandi mattoncini Lego, indica correttamente i colori, risponde a tono. Il centro è strapieno, ma come rispedire al mittente un bambino così? Già il secondo giorno gli occhi di Rodney sono meno spaventati, la bocca si allarga a un sorriso, dalla sua testa si vede spuntare un fumetto: “Voglio restare qui”. Complice del cambiamento anche l’accoglienza da parte di Maria, che riesce a controllare i piedi. Alla Nyumba ali hanno predisposto per lei un seggiolone alto, in modo che i suoi piedi possano muoversi sulla tavola. Alla scuoletta della Nyumba, Maria ha imparato l’alfabeto e scrive afferrando con il piede le lettere scritte sui cartoncini per comporre le parole. Guardate nel filmato la straordinaria alchimia della solidarietà: Maria, che a fine attività ha il compito di riporre in una scatola le tessere con i disegni, ha deciso di condividere il lavoro con Rodney. Lei che non può muovere le mani consegna le tessere a Rodney, il quale, potendo muovere una sola mano, le inserisce nella scatola.

Rodney verrà al centro diurno della Nyumba ali. Lo zio abiterà con lui e lo accudirà in una casetta a Iringa.

 

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E Poi C’èpio, Con Le Sue Risate

IMG-20190813-WA0008Pio ha 12 anni, è affetto da tetraparesi spastica. Il suo corpo non gli obbedisce, ma la sua testa sì. Scrive utilizzando una tastiera speciale, con i tasti grandi e ben separati fra loro, in modo che il dito, faticosamente guidato fra uno spasmo e l’altro possa battere un singolo tasto. Questo sforzo a me pare immenso, ma non scalfisce invece Pio, che ad ogni errore (tasto sbagliato, lettera ripetuta più volte….) cancella e riprende finché la parola cercata viene scritta correttamente. Pio studia kiswhaili, matematica, inglese, storia e geografia. Quest’anno dovrebbe sostenere gli esami di quarta elementare: se il destino gli mandasse un volontario dall’Italia per qualche mese a supportare il suo percorso forse ce la potrebbe fare. Pio quasi non parla, si capisce ben poco di quello che prova ad esprimere, ma impara in fretta, ha tanta voglia di conoscere, ride di gusto quando scopre qualcosa di nuovo, è spiritoso. “I am a dog” ha scritto sul computer l’altro giorno per scherzare, e giù risate. E poi è commovente: qualche giorno fa, durate la nostra quotidiana “lezione” di inglese, un gruppetto di ragazzi portoghesi ha fatto visita al centro. Dopo aver pazientemente mostrato cosa fa e come riesce a scrivere al computer, di sua iniziativa si è messo a battere sulla tastiera: “Welcome in Tanzania”. Trascorrendo con lui qualche mattina, ho saputo che non sa cos’è un oceano, ma ha visto il Kilimangiaro, che il suo cibo preferito è riso e fagioli, che fa colazione con il riso e che abbiamo una cosa in comune: compiamo gli anni quando fa freddo: io in gennaio e lui in giugno.
Ogni mattina, Pio viene portato sulle spalle dal fratello all’appuntamento con il pullmino della Nyumba ali. I genitori non ci sono più, ma la sua nonna, grazie alla Nyumba, ha imparato a voler bene e a comunicare con questo nipote speciale.
La Nyumba ali (“La casa con le ali”) ha anche trovato il modo di far fare ippoterapia ai bambini in grado di affrontarla: Pio è uno di questi, quindi ogni venerdì viene accompagnato ad una passeggiata a cavallo. Fra le acacie africane, sul suo cavallo, anche lui può camminare guardando il mondo dall’alto.

Due Storie Belle


IMG 20190816 113830Mentre oggi il destino a breve termine dell'Italia dipende dal voto sulla geniale piattaforma Rousseau (chissà come lui si intristirebbe di vedere tale baggianata portare il suo nome) da parte di un misero capannello di italiani digitali, mentre a destra si continua ad indicare l'immigrato come capro espiatorio di qualunque male affligga la nostra terra, mentre a sinistra ci si continua a schifare dei compromessi invocando una purezza così pura da essere ridicola, mi piace pensare agli italiani che, silenziosamente, costruiscono un mondo migliore.


STORIA 1: Adolfina, cuoca sopraffina.
Siamo ancora a Iringa, città nel cuore della Tanzania. Andiamo a conoscere Suor Adolfina, di anni 88, piemontese. Da decenni a Iringa, accoglie ragazze orfane e a loro insegna un mestiere, quello di cuoca. Nell'arco di due anni, le ragazze studiano alcune materie di base (inglese, matematica, igiene..) e imparano a cucinare ricette italiane: tagliatelle, agnolotti, biscotti, composte, passata di pomodoro. Le ragazze impastano, farciscono, cuociono. Il cibo prodotto ( e che buono!!) viene venduto a chi passa dalla loro cucina. Finito il corso, le ragazze trovano subito lavoro: in case private, negli alberghi, nelle missioni. Impara un'arte e mettila da parte.


STORIA 2
E' noto che l'AIDS falcia vite, soprattutto in Africa, perché l'assistenza sanitaria è estremamente fragile. All'appello manca una generazione di genitori, che hanno lasciato figli orfani che oggi hanno dai 10 ai 30 anni. In alcune aree le cose sono migliorate, laddove vi sono ambulatori, medicine, opere di sensibilizzazione. Uno di questi ambulatori è stato allestito a Iringa dalla comunità di Sant'Egidio. Il personale locale (due medici, una farmacista, un magazziniere, due tecnici di laboratorio,3 segretarie) riesce ad assistere un'ottantina di persone al giorno. Gli ammalati vengono visitati, a loro vengono consegnate medicine e, quando necessario, cibo (nel magazzino ci sono sacchi di zucchero, riso, fagioli). Il tutto sotto la regia italiana.