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2010 |
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11 giugno
Carissimi
Il lungo silenzio
è legato al momento particolare che Lucio ed io
stiamo vivendo, uno qui ad Iringa e l’altro in
Italia per essere vicino, anche se per poco
tempo, a chi sta soffrendo. Lucia, sorella di
Lucio, è in fase terminale, quest’espressione,
fredda e distaccata sembra fatta apposta per
tenere lontana la parola morte, serve a prendere
le distanze da un addio che sappiamo essere
irreversibile, nasconde la nostra paura, ma non
attenua la sofferenza.
Nello stesso periodo dell’aggravarsi della
malattia di Lucia i miei vecchi genitori si sono
smarriti in un mondo sconosciuto nel quale tutto
è pericoloso e nel quale hanno perso la loro
identità reale. Del passato hanno conservato
l’immagine di se stessi come persone attive,
dinamiche e non bisognose d’aiuto, immagine che
proiettano nel presente rifiutando qualsiasi
aiuto. Mio fratello Patrizio sopporta tutto il
peso della gestione quotidiana dei nostri
genitori.
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Maicol |
Nella mia mente e nel
mio cuore domande senza risposte.
In questo periodo ho perso un po’ di serenità e
raccontare mi è faticoso, ma oggi dopo aver visto il
sorriso sdentato di Josephine mi è tornata la voglia
di narrarvi un po’ di storie della Nyumba.
Maicol (scritto come si
pronuncia) è uno degli ultimi bambini giunti da noi,
è un bimbo bellissimo che ha difficoltà nel
camminare: alcuni giorni fa, a ritmo di musica, si è
alzato in piedi da solo e ha mosso i suoi primi
passi, gioia di tutti, ma soprattutto sua.
Josephine esibisce
un meraviglioso sorriso sdentato, un sorriso che
è la sua voce, il suo ponte col mondo; Josephine
ora sta seduta per qualche minuto senza crollare
lateralmente, la testa non ne vuol sapere di
star dritta ma Josephine è felice anche con la
testa che crolla.
Zawadi non viene più
nel centro, la famiglia si é trasferita in un
villaggio lontano e Zawadi è, probabilmente,
riprecipitato nell’oblio; ha imparato a leggere,
ha imparato a giocare con gli altri, ha sognato
per un po’ d’essere come gli altri bambini e ora
tutto è annullato. Sarebbe bello vivere in un
mondo che mette gli zawadi al centro, sarebbe
bello vivere in un mondo che si occupa dei sogni
dei più piccoli, sarebbe bello ma così non è e,
anche se con sofferenza, la decisione della
famiglia va accettata e rispettata.
Ageni e Mage sono
in vacanza per un mese, è arrivata la pagella di
Ageni: sesta su ventotto studenti con una media
molto buona, ha imparato a memoria innumerevoli
definizioni e io ho imparato a tacere e a
consolare il mio io docente che brontola senza
posa.
Cecilia è una
volontaria Ibo che ci ha aiutato a reggere la
difficoltà del momento e che si è dedicata con
competenza e amore ai bimbi del centro, ancora
una volta un incontro con la parte più bella
della nostra gioventù, ancora una volta la
speranza che possiamo emergere dal baratro in
cui siamo caduti se a reggere le corde saranno
giovani come Cecilia.
Domenica sera
tornerà Lucio, lunedì inizierà la seconda parte
del corso di formazione e noi cinque torneremo a
mangiare assieme nel nostro tavolone quadrato
con Mage che pregherà per tutti gli amici, Viki
che berrà felice dal bicchiere, Ageni immusonita
per motivi a noi sconosciuti e nel nostro
tavolone quadrato ci sarete anche voi.
Un abbraccio
Bruna
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Carissimi
Oltre la sofferenza,
la morte , il tormento della domanda “perché gli
innocenti?”, assieme alle lacrime e all’abbraccio di
chi ha condiviso il nostro Venerdì Santo, c’è la
rinascita e il sorriso dei nostri “fiori
pasquali” .
Buona Pasqua a tutti dalla “ casa con le ali”
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1
aprile
Carissimi
Grazie per averci scritto e telefonato , grazie per
aver condiviso con noi il dolore per la morte di
Cristian.
Domenica con le dade e le ragazze siamo andati nel
villaggio di Zula e di suo marito dove è stato
sepolto il bambino. La parola villaggio è impropria
, abbiamo attraversato guadi , ci siamo persi , ci
siamo inoltrati nella boscaglia per chilometri ,solo
granoturco , terra , niente acqua, niente strada ,
niente corrente , il segnale telefonico ovunque
nitido e forte .Abbiamo seguito uno in bicicletta
che ci ha guidato tra sterpaglia e pozzanghere e
finalmente siamo arrivati nella capanna della nonna
paterna. Ci aspettava tutta la famiglia , le donne
in casa o a cuocere , gli uomini dietro la capanna a
bere. Dolore composto , nessuno ci ha chiesto soldi
( a dir il vero avevamo già dato ma in altre
occasioni non è bastato…) Zula ha abbracciato Ageni
,che ho visto piangere per la prima volta da quando
è arrivata la notizia , poi tutte le ragazze e le
dade sono entrate nella capanna piangendo .
Abbiamo chiesto di andare sulla tomba di Cristian,
si è formata una lunga coda di persone che ci hanno
accompagnato , davanti Zula che mi raccontava la
morte del bambino , dietro gli altri . Cristian è
sepolto nella savana vicino ad altri morti della
famiglia paterna , un cumulo di terra su cui è stata
tracciata una croce . Davanti alla tomba del figlio
Zula si è gettata a terra e con una voce non sua ,
gutturale , profonda ha cantato una nenia funebre
che arrivava dritta allo stomaco .
Anche questa volta
eravamo diversi , con strane abitudini,con strani
abiti , pelle e cultura diversi , ma, anche se in
modo inspiegabile , noi pure eravamo parte del rito
in ricordo di Cristian . Tutti ci hanno ringraziato
per aver portato la salma , per aver pagato la cassa
, ringraziamenti dignitosi, ringraziamenti sinceri .
Abbiamo visto dove è nata e cresciuta Zula ed è un
miracolo che sappia leggere, scrivere e che sia
capace di badare ai bambini del centro; davanti,
dietro, di lato solo granturco e arbusti incapaci di
fare ombra, sopra il limpido cielo di Iringa, ma
credo che Zula l’abbia sempre guardato solo per
scrutare se era in arrivo o no la pioggia .
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Ho interrotto l’email perché era pronto il pranzo,
solo il tempo di riempire i piatti e siamo
precipitati di nuovo nella sofferenza : al cancello
una zia ci annunciava la morte di Sahele.
Basta, non posso andare ancora a un funerale , basta
!
Aveva trovato un posto adatto , andava a scuola ,
sabato Lucio con la mamma era andato a riprenderlo
per le vacanze pasquali , era allegro e in salute .
Proprio stamattina siamo andati al mercato a
comprargli pantoloni e magliette perché le ha perse
o rotte , proprio stamattina gli abbiamo comperato
le scarpe nuove , lucide e nere come tradizione
scolastica vuole e con quelle scarpe nere, nuove,
correrà nel Paradiso dei bimbi , perché ci deve
essere un Paradiso per i bimbi che hanno
attraversato lievi la Terra e che spesso non hanno
avuto neppure una carezza distratta .
Un abbraccio
Bruna
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27 marzo
carissimi
un'ora fa è morto Cristian , il bimbo della dada
Zula , il bimbo cresciuto nel nostro centro , quello
che giocava coi Lego ,che scorazzava ovunque,quello
che cresceva rispettando tutte le tappe delle
tabelle di sviluppo , tranne una , la casella del
paese di nascita , quella che condiziona
inesorabilmente la vita.
Era stato ricoverato
all'ospedale governativo all'inizio di febbraio
perchè vomitava e non mangiava. Cura della malaria
,come da protocollo e poi , visto che non migliorava
, antibiotici di tutti i tipi finchè
non si è ridotto pelle e ossa . E' entrato
all'ospedale che pesava 11 chili , è uscito che ne
pesava quattro e sette etti. Tb? ma , forse ,
vediamo . raggi X illeggibili, " dottori"
menefreghisti . Sono intervenuta , sono stata
trattata malissimo ma io non ho paura e non mi
faccio spaventare dalla parola dottore . E' tornato
a casa e per una settimana è venuto come abitudine
da noi , pelle e ossa,denutrito, il corpo
probabilmente distrutto da un mese di antibiotici di
vario tipo e dalla malattia sconosciuta che lo
divorava. Zula avrebbe dovuto andare al corso con il
bimbo così sarebbe stato controllato e alimentato
poco e spesso. Ma... l'altra bimba di Zula si è
rotta un braccio , Zula è stata all'ospedale con lei
affidando il bimbo a una delle tante dade che
costellano le famiglie tanzaniane e Cristian è
ulteriormente peggiorato al punto che Zula si è
precipitata da noi col bimbo , non sapendo più che
fare. Quando l'ho visto, sono scappata via perchè
non volevo che mi si leggesse negli occhi che il
bimbo stava morendo. Io ho avuto una vita facile ,
ricca di gioie , lontana dalla sofferenza e dalle
malattie, ma quel giorno negli occhi di Cristian ho
visto la morte e l'ho riconosciuta. L'abbiamo
portato di corsa nell'ospedale di Ipamba , dove è
stato assistito da Nuria ,una dottoressa spagnola
che lavora per il Cuamm e che fatto tutto quanto era
possibile.
Quando è arrivata la
notizia tutte le dade che lavorano da noi si sono
nascoste a piangere silenziosamente senza le urla
che caratterizzano i funerali e sulla Nyumba è
calato un gran silenzio. Ora Lucio con le dade è
andato a prendere Cristian e domani un'altra croce
si aggiungerà nel nostro cuore .
un abbraccio
Bruna |
22
febbraio
Carissimi
Seconda puntata sulla scuola; qua, come in
Italia, l’argomento interessa pochi e qua, come
in Italia, si sta distruggendo l’idea stessa di
scuola.
Agnes
Abita in un villaggio
lontano, Serena l’ha vista in dicembre del 2007
su segnalazione delle volontarie d’A.L.M e da
allora Agnes ha iniziato a riacquistare dignità
e piccole autonomie.
Prima Cristina ed Elena, poi Luna e Noemi
(servizio civile internazionale) hanno percorso
chilometri per insegnare a lei, e alla famiglia,
alcuni comportamenti ed esercizi e lentamente la
giornata d’Agnes è cambiata, non più per terra,
non più sporca, non più sola.
L’anno scorso è andata a Dar con la mamma e il
medico che l’ha vista ha consigliato un
inserimento nella scuola-collegio per disabili
gestita da Salvation Army, sì proprio l’esercito
della salvezza dei film.
Contatti, mail, visite, compilazione di form, la
bambina esaltata all’idea di andare a scuola,
noi felici di aver trovato una sistemazione,
forse definitiva, per quest’esserino colpito
negli arti, con gli occhi sorridenti, desiderosi
di vivere. La mamma e il padre adottivo sono
entrambi siero positivi, sempre in bilico tra la
vita e la morte.
Il 15 gennaio è la data fatidica per il
colloquio d’ammissione e Agnes va a Dar con la
mamma e con Angela, la nuova volontaria in
servizio civile presso A.L.M, un dubbio ogni
tanto attraversa la mente: ma se non
l’accettano? Improbabile dopo i colloqui e le
email.
Il colloquio d’ingresso è stato spostato, la
direttrice del centro dice di non aver voce in
capitolo per l’ammissione e che bisogna
aspettare alcuni giorni. Le tre restano a Dar in
albergo: una volontaria arrivata da poco, una
mamma di un villaggio sperduto e una bimba
disabile di otto anni dividono la stanza e
l’attesa del passare del tempo, Angela
preoccupata per mamma e bambina resterà anche
senza mangiare per non spendere troppo o per non
svegliare la mamma che dorme.
Lunedì 18 il colloquio, molti bambini da tutta
la Tanzania e Agnes non è accettata: c’è una
lista d’attesa dove si resta per anni e anni, la
precedenza a chi aspetta da più tempo. La
direttrice con la quale abbiamo tenuto i
contatti non sapeva nulla della lista? Perché
non ci ha risparmiato un viaggio e soprattutto
l’illusione di un futuro diverso per Agnes?
Nessuna risposta.
Agnes è tornata nel suo villaggio, le abbiamo
aperto una porta e poi gliel’abbiamo sbattuta
sul naso.
Sahele
E’ un bimbo down (si può dire ?), è venuto da
noi l’anno scorso, incontenibile e ingestibile
perché la mamma gli lascia fare qualunque cosa
purché stia buono. La richiesta: vivere in casa
nostra. Gli abbiamo miracolosamente trovata una
scuola materna vicino a casa sua, abbiamo pagato
retta e divisa e in pochi giorni Sahele si è
calmato, felice di stare in mezzo agli altri
bambini, tanzanianamente seduto sul banco a
ripetere a voce alta ba, be, bi, bo, bu.
Ma l’obiettivo della madre non era
l’inserimento, era liberarsi di lui per tutto il
giorno e forse per la vita intera. E così Sahele
spesso non era accompagnato a scuola e la madre,
a intervalli regolari piombava a casa nostra con
richieste di tutti i tipi. Sahele, come
Athuganile, non è amato dalla madre. Dopo varie
ricerche abbiamo trovato una scuola-collegio
statale per bambini con disabilità mentale e
visiva, siamo andati più volte a visitare il
centro (lontano da Iringa) e ogni volta abbiamo
trovato una situazione che in Italia farebbe
urlare di protesta, ma che qua è più che
accettabile.
Il 15 gennaio abbiamo caricato in auto Sahele,
la mamma, un materasso, un bidone, una
zanzariera e siamo andati per il colloquio con
lo psicologo.
Psicologo -quanti figli hai?-
Mamma di Sahele – tre-
Ps – Chi paga?-
Ma – la donna bianca-
Ps – accettato-
E il miracolo: nella scuola-collegio statale si
entra senza materasso e senza pagare nulla, solo
pochi spiccioli per il barbiere e il sapone! Non
è possibile, Lucio ed io ci siamo guardati in
attesa della richiesta di soldi sotto forma
subliminale, niente! Gratuiti persino quaderni,
penne e righello, senza il quale non si può
imparare nulla.
Accompagnati da una maestra siamo andati a
comprare divisa, scarpe, ciabatte, spazzolino da
denti, dentifricio e il baule di latta con due
lucchetti, obbligatorio perché anche nei collegi
per disabili si ruba. Ma come farà Sahele a
gestire lucchetti e chiavi? Ci penserà la matron
che gestisce il collegio maschile e che accoglie
Sahele; la mamma se ne va senza salutare e
Sahele piange disperato, la mamma lo accompagna
in bagno, chiude la porta e se ne va. Siamo
ritornati con il materasso ed una mamma che
sembrava contenta di non avere più un peso da
portare.
Per Sahele è iniziata una nuova fase, non
sappiamo se meglio o peggio, ma speriamo possa
imparare a fare piccoli lavoretti.
Lo so cosa state pensando:
perché non portare anche Agnes? Il centro
accetta albini (!), ciechi e disabili mentali e
tutti devono essere capaci di badare a se
stessi: Agnes fa pochi passi tenuta per mano, ha
bisogno di essere portata in bagno, non è in
grado di vestirsi da sola e di lavare i propri
vestiti.
Ho sempre creduto nell’istruzione, nella
formazione, ho sempre pensato che la scuola sia
necessaria come la Costituzione e da quando vivo
a Iringa sono ancora più convinta che il senso
critico, la curiosità, la conoscenza siano le
fondamenta dello sviluppo, qualunque cosa questa
parola abusata significhi
Un abbraccio
Bruna
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27 gennaio
Carissimi
Un po’ di storie scolastiche perché il primo
amore non si scorda mai.
Ageni
Ha superato l’esame di
settima e conquistato il diritto di frequentare
una secondaria tra quelle da lei indicate; a
pagamento solo la divisa e una modesta tassa
scolastica. L’istituto cui è stata assegnata è
irraggiungibile sia con la carrozzina sia con il
fuoristrada; è tra le carceri e l’ospedale,
(scelta simbolica?) giù per un dirupo che si può
ad affrontare solo a piedi: da un lato una
sbarra, che impedisce di passare davanti alle
carceri, dall’altro lo steccato dell’ospedale
con un piccolo cancello pedonale.
Perché Ageni ha indicato una scuola
irraggiungibile?
Perché l’hanno scelta i compagni, perché è una
scuola nuova, perché non c’è un perché.
Bisogna chiedere un cambio d’istituto senza
possibilità di scelta, l’ennesima decisione da
prendere in tempi rapidi e senza informazioni:
quale scuola? Lontana? Quali e quante barriere?
Qualità ?
Abbiamo scelto il certo al posto dell’incerto.
Ricordate che Ageni aveva superato l’esame per
entrare in una scuola privata ? l’abbiamo
iscritta lì e solo dopo l’iscrizione abbiamo
capito che era molto felice di frequentare
quella scuola, prima non aveva mostrato alcun
gradimento o desiderio. A settembre quando l’ho
accompagnata a parlare con la preside, mi ha
tenuto il muso tutto il giorno, refrattaria,
come sempre, a qualsiasi nostro tentativo di
comprendere. Ora vivo più serenamente perché ho
capito che, anche senza la mia interpretazione,
umor nero e silenzi e musi lunghi se n’andranno.
Dopo un notevole salasso economico, la scuola è
iniziata e per ora tutto procede bene, molto
bene. Ieri Ageni è tornata a casa con un sacco
pieno di saponette, matite, penne, quaderni,
frutto di una colletta tra tutte le studentesse.
E’ il primo, concreto, gesto d’aiuto che
riceviamo da quando siamo qui, Ageni era felice
e noi con lei; sapone, penne, quaderni, colletta
sono un importante segnale. Abbiamo scritto una
lettera di ringraziamento e ci gustiamo la gioia
di ricevere un dono, dopo anni di richieste di
tutti i tipi.
Athuganile
E’ capitata da noi quando abbiamo organizzato
l’incontro pubblico con Michael, un piccolo
scricciolo, tutta pelle e ossa messe male,
sguardo dolce e triste; quel giorno è rimasta
inchiodata a leggere un libro che le avevo dato.
Il giorno dopo si è presentata al cancello,
convinta di poter godere ancora di libri, cibo,
musica e persone gentili.
La sua storia è semplice e terribile: è caduta
dall’altalena e ora ha le mani rattrappite, la
scoliosi e saltella su una gamba sola,
trascinandosi l’altra. E’ andata a scuola
accompagnata da un padre amorevole, morto da
circa un anno. Vive con la madre, una sorellina
piccola e una sorella che frequenta le
secondarie, picchiata da madre e sorella
maggiore, malnutrita, reietta. Medici competenti
hanno suggerito un’operazione da farsi a Dar per
salvare almeno una gamba. Lucio ed io, pronti ad
affrontare l’ennesimo viaggio della speranza,
abbiamo progettato tutto l’iter e chiamato la
madre che, dopo ringraziamenti sperticati e
benedizioni, si è rifiutata di accompagnare la
figlia. Motivazione? Non abbandonare gli affari,
il commercio quotidiano, il guadagno. Ma come?
In Africa nessuno va all’ospedale da solo, c’è
sempre un familiare che accompagna, c’è
solidarietà, ci sono zie e nonne … Sì, anche in
questo caso ci sono, ma nessuno ha voglia di
perdere tempo per una bambina disgraziata.
Sono stati giorni brutti. Sgomento, rabbia,
tristezza, impotenza, voglia di urlare e di
prendere a calci madre, sorella e clan al
completo. Davanti ai nostri occhi l’immagine
nitida di un futuro d’inedia, d’abbandono e di
probabile morte precoce.
Idea: ha finito la scuola primaria, cercheremo
una secondaria che l’accolga, un luogo dove
possa mangiare, studiare, stare con persone
della sua età, una scuola che sia anche una
casa, un rifugio. Ma dove trovare una scuola
così? Athuganile non ha conquistato il diritto a
studiare semigratuita mente, il suo rendimento
scolastico è basso, nell’ultimo anno ha
frequentato poco perché nessuno l’accompagnava e
non può, con quelle mani rattrappite, studiare
in un professionale.
Tentiamo con le scuole secondarie private e
confessionali, incontri, parole, parole.
- Vi chiedo un atto d’amore, un atto che sarà
ricompensato anche economicamente-
- Certo! Siamo qui per fare la volontà di Dio,
vieni domani, vieni dopodomani, vieni con la
ragazza, sosterrà un esame proforma-
- Scrive infilando la penna nella mano destra
rattrappita e la spinge con la sinistra, impiega
il triplo del tempo degli altri per scrivere,
l’esame è inutile. Accettatela, ripeterà la
prima-
- E’ solo un esame proforma, noi siamo qui per
aiutare-
E Athuganile sostiene l’esame, in piedi perché
il tavolo è troppo alto per lei, sostiene
l’esame e, ovviamente, i risultati sono pessimi.
Parlo con tutti, supplico, invento frasi ad
effetto e mi faccio anche un po’ schifo
- Stai tranquilla, ti telefoneremo per dirti
quando portare la ragazza-
Aspettiamo invano la telefonata, poi chiamiamo
noi
- Ci dispiace, l’esame è andato male, la nostra
scuola ha uno standard alto-
A Dio non piacciono le studentesse poco brave.
Giorni persi inutilmente.
Ci aiuta la pubblicità radiofonica di un
istituto privato, lasciamo stare l’amore,
parliamo il linguaggio degli affari.
La scuola privata, costosissima, accetta
Athuganile, l’importante è che qualcuno paghi.
Abbiamo comprato: materasso, secchio, scopa, un
baule di latta con due lucchetti, obbligatorio
perché nei collegi si ruba, due risme di carta
da fotocopie, nove quaderni a righe con la
copertina di cartone, due lenzuola rosa, un
vocabolario swahili-inglese, tre penne e tre
matite, zanzariera, sapone, pagato l’equivalente
di uno stipendio per la divisa.
Athuganile resterà in collegio vicino ad Iringa,
l’ultima domenica d’ogni mese potrà uscire, ma
non lo farà, la strada che porta nella scuola è
una mulattiera piena di buche.
Ieri il preside mi ha chiamato: vuole che paghi
una donna per lavare i panni d’Athuganile.
Non pagherò e per ora ho vinto il primo round.
Le altre storie scolastiche ve le racconterò in
un’altra lettera, per ora vi abbraccio
Bruna
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15 gennaio
La storia di Zawadi è una storia colorata come le
lettere dell’alfabeto attaccate alla sua tavoletta
di cartone.
Lui le riconosce tutte, le indica con il piede, per
questo la tavoletta è poggiata su un'asse di legno
obliquo, in modo tale che non faccia troppa fatica a
toccarle.
Le riconosce sì, anche se chissà perché confonde la
“u” con la “i”, eppure sono così diverse: la u
sembra una bocca, un sorriso, comunque una lettera
cicciottella, la i invece è così snella.
Zawadi , quando viene al centro, dopo gli esercizio
fisici si esercita con le lettere , lo fa seduto su
una seggiolina con una cinta stretta in vita per
evitare che cada in avanti.
Ogni volta per lui è una scoperta ; pian piano
inizia a capire cosa sono le sillabe, il nuovo suono
di due lettere vicine…le combinazioni .
E’ faticoso alzare di continuo quel piedino e
pronunciare , ma Zawadi ha proprio voglia d’imparare
, è curioso e determinato. Così ci vogliono cinque
giorni, solo cinque giorni per scoprire il segreto .
E oggi a Nyumba Ali è una gran festa.
L’unione di due sillabe forma una parola, un
significato; Zawadi lo capisce … sorride, si vede la
gioia esplodere di dentro … e ancora silenzio, tutto
il tempo che serve per godere della felicità e poi
la dimostrazione di ciò che ha imparato leggendo ad
alta voce la parola…APPLAUSI.
Allora? Nyumba Ali insegna a volare?
Beh Zawadi ora di certo può farlo.
Regina Pintus |
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14 gennaio
ZAWADI HA IMPARATO A LEGGERE!
Vogliamo condividere con tutti voi questo
momento di gioia
un abbraccio
Bruna
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Nyumba Ali è
stata fondata il 25
gennaio 2006
per acquistare ed aprire una casa-famiglia
nella città di Iringa (Tanzania)
a favore di bambine-ragazze con handicap fisico.
Casa, cibo, istruzione, amore.
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